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psicologia

Sentirsi felici

Tante persone pretendono di sentirsi felici stando al passo coi tempi quindi si abituano a vivere per ore e ore con emozioni di competitività e con l'ansia d'ottimizzare tutto, che sembrano fondamentali per avere successo. Invece come tutti i sentimenti sentirci felici dipende dall'insieme delle emozioni provate nella vita, dalle nostre abitudini importanti e in particolare da una scelta di vita sociale non in cerca di complicità utili al proprio successo ma semplicemente sincera. Chiedete a chi ebbe successo nella vita cosa gli resta nel cuore oltre ai ricordi ed i soldi che finiscono.

TZM Italia | Prof. Paolo Valerio: La cultura dell'inclusione e la valorizzazione delle differenze


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Chiunque può imparare ad essere più inventivo


Traduzione di Nimbvs, Maria Pia, Enzo Truppa e Vincenzo Barbato
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Ci sarà sempre una parte selvaggia e imprevedibile nella creatività e nell'invenzione, dice Anthony McCaffrey, un ricercatore di psicologia cognitiva presso l'Università del Massachusetts Amherst, perché un "momento Eureka" è raro e raggiungerlo significa superare formidabili ostacoli mentali. Ma dopo aver studiato le normali tappe in un percorso di problem-solving, ha sviluppato un kit di strumenti per migliorare le abilità di chiunque.

McCaffrey crede che la sua Ipotesi sulle Caratteristiche Nascoste (ICN) ha portato al primo approccio sistematico, step by step, per elaborare innovative tecniche di miglioramento per superare una serie di ostacoli cognitivi all'invenzione. I suoi risultati appaiono ora in un numero di Psychological Science, presto disponibile in internet. McCaffrey, un ricercatore post-dottorato del Centro per l'e-Design presso la University of Massachusetts Amherst (UMass) e Virginia Tech, ha recentemente vinto una borsa biennale di 170.000 dollari assegnata dalla National Science Foundation per trasformare la sua tecnica in un software con una interfaccia grafica semplice ed intuitiva. Gli utenti iniziali saranno probabilmente ingegneri.

TZM Italia | Prof. Paolo Valerio: La cultura dell'inclusione e la valorizzazione delle differenze

La Cultura dell'inclusione e la valorizzazione delle differenze.
Conferenza contro il bullismo omofobico, per una cultura dell'inclusione.

Evento organizzato dal movimento ZEITGEIST
gruppo cittadino di Napoli venerdì 25 gennaio 2013 dalle 16:00 alle 18:30
presso la Biblioteca, Antonio Labriola
Piazza Pacichelli N°10 -- S.Giovanni a Teduccio (NA)

Relatore:
Prof. Paolo Valerio
Professore ordinario di Psicologia Clinica,
Università degli studi Federico II°
Presidente dell'Osservatorio Nazionale Identità di Genere.
Direttore del centro SInAPSi

Con il contributo di:
Claudio Cappotto
Assegnista di ricerca in psicologia clinica - Università Federico II

Concentrarsi sul miglioramento di se stessi, piuttosto che sulla vittoria


Fonte


Traduzione di Andrea Taeggi, Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

I giovani atleti provenienti da aree urbane carenti mostrano più abilità nel gestire la loro vita e nello sviluppo del loro carattere, se i loro allenatori mettono in risalto l’importanza di creare un clima umanitario, invece di concentrarsi sulla competitività, stando ad una ricerca del Michigan State University's Institute for the Study of Youth Sports.
Giocare in un’atmosfera che si concentra sul miglioramento dell’atleta, invece che sulla sua competitività crea un clima di lavoro di squadra e sviluppa iniziativa, abilità sociali e senso dell'identità, riferiscono gli autori dello studio del Department of Kinesiology institute.
Lo studio, condotto da Daniel Gould e Larry Lauer, è stato di recente pubblicato sulla rivista Psychology of Sport and Exercise. Anche Ryan Flett, ex dottorando all’MSU, ora alla West Virginia University, ha preso parte alla ricerca.

“La ricerca va ad aggiungersi al crescente corpo del sapere, che mostra come il modo di agire degli allenatori e il clima che creano nella squadra abbia influenze importanti sullo sviluppo personale dei giovani”, dice Gould. “I nostri dati suggeriscono che se gli allenatori vogliono sviluppare abilità nella vita e nel carattere dei giovani, è importante concentrarsi sul miglioramento del loro se, più che sulla vittoria.”
Lo studio ha preso in esame 239 giovani atleti residenti in città, che completarono la Youth Experiences Scale-2, la quale misura, tra le esperienze di sviluppo giovanile, sia quelle positive che quelle negative. Gli atleti, di età compresa tra i 10 e i 19 anni, provenivano da comunità svantaggiate, con carenza di servizi alla persona e barriere economiche, culturali o linguistiche. Furono anche completate interessanti scale su questo ambiente, della motivazione sportiva e sono state fatte misurazioni sull'importanza che i loro allenatori attribuiscono allo sviluppo psicosociale.

Vuoi ridurre il pregiudizio? Prova la delicatezza



Fonte
Traduzione di Daniel Iversen, Andrea Taeggi e Vincenzo Barbato

Una squadra guidata dal ricercatore UA, Jeff Stone, ha cercato di espandere ciò che si sa nelle strategie di riduzione del pregiudizio, scoprendo che una chiave da usare di fronte a un individuo con dei pregiudizi è quella di fargli delle domande retoriche e riflessive (self-affirming questions)
Provate questo: la prossima volta che siete messi a confronto con un individuo con dei pregiudizi (con dei bias) e sentite il bisogno di colpirlo, provate a scegliere un approccio più acuto.
Il ricercatore Jeff Stone, della University of Arizona, ha guidato un team per studiare gli individui che hanno pregiudizi nei confronti degli arabo-americani.
Il gruppo ha riscontrato che persone con forti pregiudizi sono più soggette a cogliere le ingiustizie, provare empatia e senso di colpa, se però prima venivano loro rivolte domande che implicavano una conferma di se stessi, invece di scegliere una strada che implicava avere una conversazione più diretta sul tema dei pregiudizi.
"Quando un bersaglio si sente discriminato, l'ultima cosa che vuole è di far star bene con se stessa la persona con pregiudizi contro di lui" dice Stone, professore associato di psicologia sociale presso la UA psychology department.
Chiedere però domande retoriche e riflessive non è una questione di rendere più amichevoli gli individui bersaglio agli occhi del “pregiudizioso”, ma è questione di entrare nel subconscio di quest’ultimo, e fornire quindi una prospettiva prima che emerga della tensione.
Lo studio e i suoi risultati sono stati pubblicati in un articolo a cura di due autori, che si intitola "Thanks for asking: Self-affirming Questions Reduce Backlash when Stigmatized Targets Confront Prejudice", nella rivista "Journal of Experimental Social Psychology"

Ciclo di 4 conferenze a Napoli dal 25 gennaio 2013

Data evento: 
Venerdì, 25 Gennaio, 2013 - 16:00 - Venerdì, 15 Febbraio, 2013 - 18:30
Luogo Evento: 
Biblioteca Labriola in Piazza Pacichelli, 10 a S.Giovanni a Teduccio, Napoli

Evento facebook

Dove: Biblioteca Labriola in Piazza Pacichelli, 10 a S.Giovanni a Teduccio
Quando: dalle 16:00 alle 18:30

Interventi in ordine di apparizione

  • 25/01/2013- Prof Paolo Valerio: la cultura dell’inclusione e della valorizzazione delle differenze. [Concluso]
  • 01/02/2013 - Vincenzo Barbato: la filosofia Open source e i cambiamenti generati dalla rete al reale. [Concluso]
  • 08/02/2013 - Emanuela Ziccardi: Net generation ed Internet for Peace. [Concluso]
  • 15/02/2013 - Maximiliano Gambardella e Giovanni Maresci: le banche del tempo e i gruppi di acquisto solidale. [Concluso]
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