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Zeitgeist: Addendum

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Zeitgeist Addendum, scritto, diretto e prodotto da Peter Joseph. Secondo film del regista Americano, dopo Zeitgeist, The Movie, propone un'alternativa al nostro stile di vita, passando dalla denuncia all'azione. Recensione in arrivo.

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Alessandro Antonazzo
Ritratto di Alessandro Antonazzo
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago. Offline
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Il cambiamento è quello che

Il cambiamento è quello che effettivamente l'uomo cerca, nessuno di noi vuole che la propria vita sia manipolata dagli altri, ognuno di noi vuole effettivamente vivere la propria vita senza che ci siano contrasti, lotte e continui confronti per dimostrare chi è migliore di chi.

Nella mia vita ho sempre cercato la verità, ho sempre cercato risposte che ho trovato sempre poco chiare, e comunque ho sempre trovato risposte con libertà di analisi del concetto soggettivo più che oggettivo.

Oggi finalmente grazie a zeitgeist ho capito che l'obbiettivo di noi umani deve essere comune, deve essere globbale è unico.

E tali concetti mi fanno venire in mente discorsi semplici di un uomo semplice che era mio nonno che diceva (L'unione fa la forza).

E visto che io nel mio piccolo ho il vostro identico obbiettivo, è un onore per me far parte e contribuire attivamente per cercare di far diventare il nostro progetto comune a tutte e che il nostro lavoro presente e futuro lo possano godere tutti gli uomini di questo mondo indistintamente.

Alessandro Antonazzo

paolo87
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@ jittero

Non so su quali basi affermi che l'uomo sia caratterialmente sconfitto o vincitore, e tanto piu' che il sistema stesso sia conseguenza di questa caratteristica caratteriale.
L'uomo come ogni altro essere si relaziona con l'ambiente che lo circonda e in base ad esso modifica alcune sue caratteristiche.
L'uomo non e' mai stato ne vincente ne vinto, forse tu ti riferisci alla famosa legge della giungla per cui vince il piu' forte o il piu' inteligente.
Ebbene in realta' e' stato dimostrato che l'uomo e' un essere empatico e che basa le sue relazioni sulla collaborazione.
Gli aspetti di competizione derivano da un ambiente che costringe alla sopravvivenza ovvero alla competizione per perpetrare la propria vita. Dato il livello di sviluppo raggiunto dall'uomo e' chiaro che non c'e' piu' bisogno di lottare per sopravvivere, e' evidente quindi che le caratteristiche caratteriali di cui parli non sono innate nell'uomo, bensi' conseguenze dell'ambiente in cui vivevamo.
Ti vorrei dare 2 consigli:
1 non saltare a conclusioni affrettate, ne sulle caratteristiche umane, ne sulle basi su cui poggia il movimento, perche' verifica, sono solidissime.
2 Guarda Zeitgeist Moving Forward dove gli aspetti di cui tu parli, sono trattati da professori universitarii di tutto il mondo.
A presto e continuiamo a cercare e a informarci, perche' non si smette mai di scoprire cose nuove, che ci fanno cambiare punto di vista.

"Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtutae e conoscienza"

paolo87
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Unito: 15 Nov 2010
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@ jittero

jettero ha scritto:
Caro paolo87, é chiaro che la vittoria e la scoffitta sono illusioni, ma l'uomo comune non può farne a meno. La vittoria e la sconfitta sono il motore che lo fa andare avanti.
Anzi, ci devi aggiungere la parola "GUERRA" E "SOFFERENZA". Ti faccio un esempio. Se decido per esempio di smettere di fumare, il ché mi pare sia una buona cosa, devo cominciare a lottare, a fare una sorta di guerra contro la voglia di ritornare a fumare. Giorno dopo giorno é una lotta. Da questa guerra ne uscirò o vincitore o sconfitto e avrò anche "sofferto" per farlo. Non ci sono altre alternative. Tutta la vita di uomo é costellata di sfide e battaglie piccole o grandi dove può solo uscirne vincitore o sconfitto. Non ci sono altre alternative.
Dove inciamapate alla grande é che volete un'altro "sistema" che risolva i vostri problemi. Loro chiaramente lo sanno.
Dovresti un attimino riflettere sulla cosa e dirmi per esempio dove NON trovi, sul pianeta terra e nella dimensione dell'uomo comune, queste 4 situazioni che ho citato, e cioé: VINCITA, SCONFITTA, GUERRA E SOFFERENZA.

Ciao Jittero, condivido quello che dici, nel senso che fai un'analisi abbastanza accurata della distorzione del sistema di valori che si e' generata in risposta all'ambiente sociale da noi creato.
Premettiamo che nella vita, si nasce, si vive, spesso soffrendo, e si muore.
Questo ovviamente nn e' male, e' semplicemente la vita.
Come dici anche tu, la vittoria e la sconfitta sono illusioni, quindi mi verrebbe da dire che ti sei risposto da solo, ovvero l'uomo si nutre ancora troppo di illusioni.
Cercando di analizzare cio che e' maggiormente rilevante si evince, che l'uomo fa parte del pianeta terra, e che per di piu' ne e' la specie dominante, che ha la possibilita' di viverci in maniera prospera e pacifica, a questo punto l'unica sconfitta per l'umanita' e non per il singolo, e' il non riuscire a superare le illusioni individualistiche, culturali, religiose etc,che ci ancorano ad una visione cosi soggetiva ed illusoria.
Se Tu riuscissi a semttere di fumare, nn saresti ne un vinvitore ne un vinto, questo e' solo frutto del sistema sociale attuale che mette al centro la competitivita'.
Cosi per tutto, se non vai bene a scuola sei un perdente, se non sei figo con le ragazze sei un perdente, noti da solo che questo e' semplicemente frutto del tipo di ambiente in cui viviamo.
Qui nessuno di noi vuole un sistema che risolva i problemi, noi identifichiamo le cause della maggior parte dei problemi umani, tra cui alcuni che hai citato te, nell'attuale sistema sociale, e cioe' quindi nell'ambiente che ci circonda.
E siamo consci che andando ad agire sulle cause che genrano questi problemi, si potranno realmente e finalmente risolvere.
Il bambino guerriero africano (realta' cosi aberrante che mi vengono le lacrime solo a pensarci) non penso sia ne cattivo, ne egoista, ne vinto, ne vincitore, ma e' nato in un ambiente che lo ha costretto a sviluppare alcune caratteristiche. Cosi noi siamo semplicemnete schiavi del sistema, fino a quamdo almeno non ne diventiamo consapevoli, e non individuiamo le catene invisibile che imprigionano la nostra mente, autoconvincendoci, che i problemi umani cioe' quelli che ci affliggono, sono intrinseci nella natura umana.
Guerre, fame, distruzione, poverta', criminalita', stratificazione sociale, sono solo alcune delle conseguenze che il sistema sociale genera, e mettere ognuno di noi in una visione individualistica competitiva, dove o si e' vinti o vincitori, non e'altro che il miglior modo per garantire che non ci sia collaborazione tra di noi, e quindi mantenere paralizzata la massa schiava del sistema e dei suoi padroni.

"Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtutae e conoscienza"

Gabriele Alloro
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@jittero

Jittero guarda Zeitgeist Moving Forward e poi osserva l'ambiente intorno a te, tutti coloro che ruotano nella tua sfera di vita, i comportamenti,le reazioni etc etc forse questo osservare da una prospettiva più realistica e non viziata dalla cultura distorta odierna, può toglierti qualche dubbio sulla natura umana e sulle possibilità che abbiamo di lasciare che essa si manifesti nella sua naturalezza in un "ambiente positivo". Ciao, buona visione e non smettere mai di porti dei dubbi e di cercare di acquisire nuova conoscenza che possa dare soluzione ad essi :)

La stupidità dell'uomo finirà insieme alla stesso sistema economico e sociale attuale dal quale è alimentata.

Giancarlo_Raimondo
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User offline. Last seen 5 settimane 3 giorni ago. Offline
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@jettero

Se è chiaro che la vittoria e la scoffitta sono illusioni, allora è altrettanto chiaro che queste stesse illusioni sono causa di percezione erronee della realtà poiché manipolazioni pre-condizionate imposte da schemi sociali. Condizionamenti educativi, contesto storico, sociale e ambientale ne sono esempi evidenti. Ciò produce, come conseguenza, una visione alterata della verità per ogni determinato evento.
Per cui, prima di tutto, se vogliamo togliere le illusioni con cui percepiamo erroneamente il mondo, ed il sistema che ci domina, dobbiamo eliminare il condizionamento che sta alla base di tale visione illusoria (di vittorie e di sconfitte), e che ci insegna e ci educa ad un concetto di Io, profitto per me, ed a combattere tutto ciò che è diverso da me.
Insomma, dovremmo liberarci da quella visione insegnataci ed imposta dal sistema, una visione ristretta ed asfittica di stampo capitalista consumista con il quale ci hanno condizionato a vedere e giudicare il mondo.
Tale visione, infatti, propone sempre un vincitore ed un vinto, propone e suppone sempre un soggetto (io) ed un oggetto diverso da me, e dunque un sistema dualistico dove tutto è bianco e nero, vittoria e sconfitta.

Quindi, il concetto di giusto e sbagliato sorge nel momento in cui ci si pone in un determinato modo rispetto ad altro, e da dove poi si giudica il mondo e gli eventi. Se io sono bianco è chiaro che tutto ciò che è nero mi disturba, mi ferisce, mi crea problema, poiché è altro da me, un diverso. Questo accade poiché è da bianco che sono che sto giudicando il mio mondo. Ma io non sono nato bianco, né nero, io sono nato "né bianco né nero", e anzi... io sono nato trascendendo gli opposti. È solo successivamente, negli anni, con il tempo che, attraverso il sistema, la scuola, i genitori (a loro volta pre-condizionati dal sistema), ecc... che mi hanno insegnato ad essere bianco, e come tale vedere nel nero il male e l'errore del sistema. Ma il nero pensa esattamente lo stesso, perciò: chi ha ragione?

La natura dell'uomo è "né questo né quello", cioè trascende gli opposti del dualismo bene-male, soggetto-oggetto, io e diverso da me, bianco e nero, ed è solo quando abbraccia una determinata posizione che nasce in lui il concetto di perdita, male, sofferenza e contrario.
Ma se rifletti bene, ciò che dà più piacere all'uomo non è il profitto, ma l'arte, la creatività, la libera espressione di noi stessi, libera da ogni costrizione lavorativa che sia svincolata dal profitto economico personale: non si dice forse che qualunque hobby cessa di essere tale non appena diventa un lavoro? perché mai dunque? disconoscenza della nostra vera natura?

In altre parole l'uomo diviene egocentrico e quindi malvagio per disconoscenza che egli è già con tutto (e non è separato dal tutto). Questo è ciò che ci hanno fatto credere, ovvero che la felicità la si può ottenere solo attraverso l'ottenimento di oggetti, la lotta, l'acquisizione di potere, o il seguire tali di idee o concetti, e quindi in virtù di un sopruso a ciò che è diverso da me o che mi allontana da ciò, dalla conquista e dalla vittoria, dal prendere e ottenere, dallo sfruttameento del più forte sul più debole, dal conseguire la felicità anelata.
Ma è solo perché credi che ciò ti dia la felicità, è questo che ti fanno credere ogni giorno, lavora, fatica, acquisisci oggetti e avrai la felicità, purtroppo è vero esattamente il contrario: la felicità ottenuto dagli oggetti, infatti, dura solo un breve attimo, il momento in cui il pensiero ossessivo di ottenere un determinato bene è soddisfatto e smette di assillarci, sia esso il conseguimento di un oggetto o il raggiungimento di un obiettivo, concetto, ideale, sfida, ecc... un attimo dopo, tutto ritorna esattamente come prima, e l'essere si sente nuovamente vuoto e privo di felicità, nuovamente con la pressante sensazione di insoddisfazione ed una incalzante ansia che preme verso un nuovo oggetto del desiderio, (che la pubblicità ti suggerirà) così che nuovamente l'uomo percepisce l'afflizione della condizione di sofferenza dovuta all'impossibilità di ottenere la felicità attraverso una determinata condizione esistenziale, (qualunque essa sia) di potere, di controllo, di gestione.
Quando, infine, esso comprende, stanco di correre come un criceto dentro la ruota dell'illusione del sistema, che il male nasce proprio dal suo stesso concetto illusivo, ovvero dal suo stitico concetto di ciò che è bene, e che questo nasce evidentemente da ciò che gli hanno insegnato come principio e concetto di base culturale, che in lui si genera il desiderio di liberarsi da questa catena, ritrovando un naturale istinto di cessare la lotta, la guerra, di cessare con qualsiasi concetto di perdita e guadagno, ritrovando così la pace perduta ed il naturale stato del suo essere, che è "né questo, né quello", che trascende il bene ed il male. Allora cessa di giudicare il mondo secondo un ristretto punto di vista, secondo quel ristretto punto di vista che nasceva in lui da quanto gli avevano insegnato, smette di cercare maestri ed educatori, preti e pastori, leader e politici, ed infine, comincia ad attingere da sé stesso come un vero essere libero, liberando anche gli altri, poiché egli è ora con il tutto ed il tutto è lui stesso.

Giancarlo_Raimondo
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Unito: 19 Ago 2011
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Già, proprio così, sono

Già, proprio così, sono d'accordo. La natura umana non è facile da cambiare, la disconoscenza - o la perdità della nostra vera natura originale, dovuta all'inquadramento in una sovrastruttura egocentrica, è basata sul merito e sul profitto individuale - è una conoscenza che implica una attenta analisi interiore, oltrepiù non si sviluppa in poco tempo in una società totalmente convinta del beneficio del profitto individuale. Il fattore scatenante per un cambiamento così enorme e massicio, non può che essere il fallimento totale della precedente sovrastruttura preesistente, (quella fondata sullo sfruttamento ed il profitto). Solo, infatti, dopo una reale presa di coscienza dei danni provocati da una determinata e protratta attitudine comportamentale e sociale si può ingenerare nelle coscienze collettive una profonda volontà di cambiamento e ricerca di possibili soluzioni. La storia ci insegna che ciò non è impossibile, è già successo più e più volte.
Nel periodo conosciuto come il Secolo dei Lumi, l'Europa fu testimone di notevoli cambiamenti socio-culturali caratterizzati, fra l'altro, da un esame critico della precedenti strutture educative di pensiero - come la religione - e delle strutture del potere dispotico.
Le dottrine religiose istituzionalizzate vennero contrastate con l'esaltazione di quei valori da esse non riconosciuti; esempio il laicismo, con i suoi principi razionalistici, libertari e gnoseologici. Tutto questo concorse a determinare quell'ottica illuministica che tese alla progressiva emancipazione dell'uomo dalle tenebre ideologiche in cui sarebbe stato costretto dai dogmi della fede, dal dispotismo e dai criteri assiologici di classe. I principi assolutistici, in maniera perfettamente analoga, iniziarono così ad essere messi in discussione. Non fu un cambio repentino, ci volle quasi un secolo. In contemporanea, perciò, naque anche quella consapevolezza di nazione che non apparteneva più solo ad un monarca, ma diventava appannaggio di un intero popolo. Qui si è passati da condizioni ben più soffocanti di pressione esistenziale, dal concetto di non essere niente - servo o schiavo - a quello di essere una entità: il cittadino di una nazione la quale era il congiunto dell'espressione di tutte le coscienze collettive. Da qui poi la nascita del nazionalismo francese è stata la sua conseguenza, dato che troverà nella Rivoluzione Francese e nel periodo napoleonico il terreno fertile su cui crescere e diffondersi in Europa tale concetto di nuovo essere umano cittadino e parte di una comunità, la coscienza di classe, ecc...

Ma se non vi è quella scintilla di consapevolezza umana, quella decisione di uscire dal tunnel della sofferenza insieme, allora non è possibile il cambiamento. Ci vogliono un numero sempre più elevato di coscienze stanche di un sistema basato sul profitto per generare un suo contrapposto. Si deve arrivare a raschiare il fondo del barile per arrivare a dire basta, questo sistema non funziona, ha reso, è inutile, genera solo sofferenza.

È poi anche vero che ci sarà sempre una minoranza pronta a sfruttare il nuovo sistema per fini personali, infatti, per quanto qualunque ideologia o credo filosofico possa essere inizialmente integerrimo prima o poi finirà per essere strutturato, e quindi plagiato e condizionato per fini e scopi di profitto personale. Questo fa parte di quella minoranza ignorante in cui domina ancora il principio di "io e mio" profitto personale, l'ignoranza di cui sopra parlavo come disconoscenza di appartenere ad un tutto. Chi separa, non si sa riconoscere come parte di un tutto, e diviene un io egocentrico, separatista, tiranno, che si divide e si esonera dal resto.

Questa di cui stiamo parlando è quindi una rivoluzione coscienziale a tutti gli effetti. Non è sicuramente facile da attuare, sono d'accordo con te, ma nemmeno impossibile; per lo meno, se ne stiamo parlando, una sua parziale riuscita è già operante, dato che sì, vi è coscienza collettiva del problema esistenziale in cui stiamo vivendo e ne stiamo discutendo.
Discutere un malessere, infatti, vuol dire già metterlo in discussione, criticarlo, e quindi riconoscerlo come già non più funzionante e buono per la società. Credo, dunque, che questo sia lo scopo del movimento Zeitgeist: infondere tale coscienza collettiva al mondo. Chissà, forse ci sta già riusciendo.

Vedi, non è tanto il sistema monetario ciò che in realtà si mette in discussione a mio avviso, quanto la sofferenza in forma di schiavitù che tale sistema, mirato sul profitto, sta generando nell'uomo medio, il quale lo rende schiavo di un monetarismo incentrato sul debito che lo disumanizza.
Allora il mio pensiero è: può questo movimento fare breccia nelle coscienze collettive se siamo già arrivati ad un punto tale di sofferenza per cui il cambiamento si promuove e si evidenzia da sé? La risposta per me non può che essere affermativa.

Stiamo infatti vedendo come l'occidente stia attraversando una spasmodica ricerca della propria natura profonda correlata con l'universo, (io la chiamo il post-new age) siamo tutti a caccia di filosofie alternative che siano mirate ad un nuovo rapporto tra l'essere umano e la madre terra. C'è nella popolazione una sempre più impellente ricerca, attuata attraverso pratiche di yoga e meditazione e altre tecniche orientali, di pace, di incontro con noi stessi, di ritorno alla propria natura primeva. Questo per me è il segnale del cambiamento coscienziale, stiamo vibrando all'unisono come vibró l'Europa per le idee prevalenti dell'Illuminismo del secolo del Lumi, come la libertà e l'uguaglianza sociale, i diritti umani, il cosmopolitismo, la laicità dello Stato, la filantropia, la scienza e il pensiero razionale. In seguito Liberté, Égalité, Fraternité, sono traslati in un diverso contesto in uno dei motti più rivoluzionari del 1789.

Quindi, anche se fossimo pochi (e non mi risulta sia così), sarebbe già un successo incredibile la nascita di questo movimento carbonaio coscienziale del Zeitgeist, poiché quei pochi sarebbero veicolo di nuovi ideali che lentamente raggiungerebbero il pieno valore di questo messaggio nella collettivita, nonché il pieno sviluppo coscienziale atto a intraprendere tale cambiamento in sé nel mondo (in questo momento mi sovviene il mahatma Ghandi ji).

Poi sicuramene, come dici tu, ci sarà sempre un tentativo reazionario di manipolare un nuovo sistema per tentare di controllarlo, questo è inevitabilmente, quantunque si deve proseguire verso il domani, passo dopo passo, approcciandoci ad una umanità sempre più vicino all'essere una unica umanità, all'interrelazione con il tutto (vedi l'esempio della società giapponese) alla comprensione di essere un unico organismo nelle sue differente manifestazione operante per il bene dell'organismo stesso.

Le coscienze, insomma, non si forzano ad aprirsi, le coscienze si aprono inevitabilmente da sé stesse per comprendere le diverse forme del nostro universo umano. Nessun codice ripetitivo, condizionante e aberrante può resistere nel tempo, così come diceva Ghandi, nessun tiranno può resistere per sempre, poiché la natura delle cose è dominata dal cambiamento, tutto prima o poi si evolve, la realtà del cosmo è l'impermanenza, l'evoluzione coscienziale di ogni cosa nel creato verso l'assoluto, il Sé supremo, o coscienza cosmica.
Magari non raggiungeremo la perfezione né oggi né mai, ma siamo pronti per il passo successivo e diverremmo forse una società più cosciente e più consapevole della reale natura dell'uomo, forse sempre stereotipata a comportamenti di massa e sulle basi di qualche infrastruttura che la usa per un fine egoistico e personale, ma migliore e più vicina all'ideale di perfezione, il quale è a sua volta perfettibile.

Non è facile, sicuramente. Sono d'accordo, ma non impossibile.

Magagna
Ritratto di Magagna
User offline. Last seen 52 min 54 sec ago. Offline
Unito: 7 Ago 2010
Messaggi: 479
Un pò di ottimismo please....

Perdonami Jettero ma io mi tocco....

Tanto per cominciare hai un concetto bizzarro della storia, ma soprattutto credo che per "india" tu pensi ancora a quella di Colombo... non credo tu l'abbia vista neanche in cartolina...

in India ci sono milioni di persone senza una lira in tasca ma con il sorriso sulla faccia, è il paese dalle centomila religione non per schiavitù, ma per LIBERTA', dove il senso di comunità, di fratellanza, di pace, di spiritualità non ha eguali neanche lontanamente in una società occidentale consumistica.

L'India è bella e Ghandi ha tracciato la via giusta, la morte non ha significato di fronte alla libertà, la ricchezza che vedi con gli occhi non è certamente la ricchezza di spirito, che è ciò che dona felicità. L'India dunque è Ricchissima

e poi jettero sei troooopo pessimista, ...non dico che tutte le magagne che hai citato non siano vere, anzi... la corruzione nel mondo è dilagante in maniera impensabile e spesso involontaria perché indotta nelle "regole" subdole del sistema, se vuoi possiamo elencarne a paginate, ma qui si cade nel tranello della paura che immobilizza e ipnotizza. andiamo oltre, cerchiamo le soluzioni.

pace

WAZZUB

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