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Impianto pilota converte i rifiuti di frutta e verdura in gas naturale per auto



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Traduzione di Giovanni Quarti, Irene Calabria e Vincenzo Barbato

Alcuni lettori forse ricorderanno il dispositivo Mr. Fusion in Ritorno al Futuro che Doc Brown riempiva con spazzatura, inclusa una buccia di banana e alcune birre, per alimentare la sua DeLorean, icona del viaggio nel tempo. Mentre siamo ancora lontani dall'alimentare le nostre auto con gli avanzi della tavola in modo così diretto, alcuni ricercatori di Fraunhofer hanno sviluppato un impianto sperimentale che tramite la fermentazione dei rifiuti di frutta e verdura di grandi magazzini, tavole calde e mense, produce metano, utile per alimentare automobili. Considerato l’aumento del costo del petrolio negli ultimi anni, molti hanno convertito le proprie auto ad alimentazione a gas. Ma, proprio come il petrolio, il gas naturale è una combustibile fossile con riserve limitate i cui prezzi sono altresì aumentati negli ultimi anni ed ed è molto probabile che continueranno a farlo. Le scoperte di Fraunhofer propongono una strada alternativa all’estrazione di gas dalle riserve nel sottosuolo, semplicemente utilizzando i rifiuti vegetali. L’impianto sperimentale è parte del progetto ETAMAX ed è stato costruito vicino al mercato ortofrutticolo di Stoccarda.

L'impianto sarà operativo tra qualche mese, generando metano e utilizzando vari microorganismi che agiscono sui rifiuti in un processo di digestione a due fasi che dura solo pochi giorni. “I rifiuti contengono molta acqua e bassi livelli di cellulosa e lignina, ottimi quindi per una fermentazione rapida,” dichiara la D.ssa Ing. Ursula Schließmann, a capo del dipartimento del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology (IGB). Poiché i microorganismi richiedono condizioni ambientali costanti per agire e la composizione dei rifiuti varia ogni giorno – alcuni giorni vi sarà una prevalenza di agrumi acidi, altre volte potrebbero esserci più ciliege, prugne o lattuga,i ricercatori devono adeguare il pH attraverso la gestione del substrato.

“Teniamo i rifiuti in diversi serbatoi dove viene calcolato automaticamente un certo numero di parametri, incluso il pH. Il sistema di gestione progettato ad hoc determina esattamente quanti litri di rifiuti debbano essere mescolati tra i vari contenitori e fornire nutrimento ai microorganismi,” spiega Schließmann. Migliorando i benefici ambientali dell’impianto, si possono utilizzare anche tutti i materiali di scarto,, inclusi il residuo del filtraggio dell’acqua e degli scoli che non posso essere ridotti ulteriormente oltre maniera dai microorganismi. L’acqua filtrata, che contiene azoto e fosforo, è impiegata nella coltivazione di alghe in un sotto-progetto a Reutlingen. Inoltre, mentre due terzi del biogas prodotto a Stoccarda dall’impianto è metano, circa il 30% è anidride carbonica, anch’essa utilizzata nella coltivazione delle alghe.

I residui del processo inutilizzabili per l’istituto di Stoccarda vengono spediti invece al Paul Scherrer Institute in Svizzera e al Karlsruhe Institute of Technology, dove saranno a loro volta convertiti in metano. Oltre a Fraunhofer, il progetto ETAMAX vede la partecipazione della compagnia elettrica Energie Baden- Württemberg (EnBW), che utilizza membrane per trasformare il biogas generato, e la Daimler, che produce veicoli sperimentali alimentati a gas naturale. Il Ministero Federale Tedesco dell’Educazione e della Ricerca (BMBF) ha finanziato questo progetto quinquennale stanziando un fondo di sei milioni di euro. Se le varie parti collaboreranno in modo proficuo, impianti simili potrebbero sorgere ovunque si possano trovare grandi quantità di rifiuti organici.

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