Neutrini superluminali? Sono più veloci le congetture!!
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L'incredibile diffusione mediatica della notizia in oggetto, ha scatenato un polverone congetturale piuttosto corposo sugli scenari finora consolidati della fisica. Cercherò fare una breve sintesi sull'esperimento effettuato in collaborazione tra CERN e LNSG, tentando di spiegare cosa rappresenta in realtà il dato sperimentale ottenuto e i possibili scenari che si svilupperebbero se esso venisse confermato nel modo dovuto.
Sfruttando il più grande acceleratore di particelle del mondo, l'LHC, nuclei pesanti vengono accelerati a velocità relativistiche in modo da permettere collisioni ad alta energia. Questi nuclei si disintegrano generando vari tipi di particelle, tra cui i neutrini (i neutrini nell'esperimento in questione sono di tipo muonico). Il neutrino è una particella estremamente sfuggente, il Modello Standard prevede che queste particelle siano prive di massa! Considerando però i risultati sperimentali che confermano la metamorfosi tra i vari stati (elettronico, muonico e tau), diventa evidente che il neutrino deve necessariamente possedere una massa. Comunque non disponendo ancora di una strumentazione sufficientemente sensibile per effettuare una misura sperimentale, non possiamo conoscerne l'esatto valore. Questa peculiarità consente al neutrino di attaversare la materia senza incontrare alcun ostacolo anche a grandi distanze.
Nel caso specifico dell'esperimento, il fascio di neutrini ha attraversato 730.534,61 ± 0,20 m di materia, impiegando complessivamente: δt = [60,7 ± 6,9 (stat.) ± 7,4 (sys.)] ns (stat. = incertezza statistica, sys. = incertezza sistemica) in meno rispetto a quanto avrebbe impiegato la luce nel vuoto [c = 299.792.458,8 ± 0,2 m/s], con una differenza relativa di velocità del neutrino muonico rispetto a quella della luce pari a: (v-c)/c = [2,48 ± 0,28 (stat.) ± 0,30 (sys.)] × 10-5. Facendo qualche semplice calcolo possiamo ricavare la velocità "apparente" del neutrino muonico: Vνμ ≈ 299.799.932 m/s, superando quindi "apparentemente" la velocità della luce di 7.474 m/s!
Questo risultato sperimentale sicuramente può suscitare enorme sorpresa, ma c'è una tanto semplice quanto fondamentale considerazione da fare. Come ben sappiamo il famoso valore della velocità della luce è quello registrato nel vuoto, mentre i nostri minuscoli neutrini hanno attraversato circa 730 Km di materia! Al contrario di quanto possa sembrare per un oggetto macroscopico, questo potrebbe essere stato un vantaggio per i neutrini. Come ho detto sopra, i neutrini non hanno alcuna difficoltà ad attraversare la materia, potendo addirittura passare molto vicino ai nuclei degli atomi! Ed è proprio qui che potrebbe succedere qualcosa di molto interessante. Lo spazio-tempo in prossimità di un nucleo atomico risulta deformato (non scendo nel dettaglio in quanto l'argomentazione diventerebbe eccessivamente complessa per questa sede), quindi una particella come il neutrino passando attraverso questa regione "alterata" del continuum spazio-temporale, potrebbe subire una sorta di effetto "scorciatoia" che, ripetendosi un certo numero di volte durante l'intero tragitto, andrebbe a ridurre lo spazio effettivo percorso dal neutrino, con il conseguente risultato apparente del minor tempo impiegato e quindi del superamento della velocità della luce.
In realtà però la velocità della luce non verrebbe mai superata, in quanto localmente il neutrino si muoverebbe sempre a velocità inferiore a c. Per chiarire definitivamente la questione non servirebbe a nulla ripetere lo stesso esperimento condotto dal CERN/LNGS, per le motivazioni che ho appena spiegato. L'esperimento che invece darebbe una svolta al problema sarebbe quello di far attraversare al neutrino uno spazio vuoto (per esempio un lungo tubo al cui interno viene applicato l'alto vuoto). In questo modo si potrà verificare se il passaggio attraverso la materia influenza in qualche modo il neutrino oppure no. Se il neutrino superasse la velocità della luce viaggiando nel vuoto, allora cominceremo a chiederci cosa c'è da rivedere nelle nostre teorie, ma fino a quel momento ogni interpretazione del fenomeno rimane confinata nel campo delle ipotesi.
Fatta questa doverosa considerazione, possiamo analizzare cos'accadrebbe se il superamento della velocità della luce venisse confermato al di là di ogni ragionevole dubbio. In questo caso avremmo due scenari possibili:
- Il neutrino nasce e vive a velocità superluminale (come accade per i fotoni con la velocità della luce);
- Il neutrino può accelerare fino alla velocità della luce, superarla e viceversa.
Caso A - La Teoria della Relatività Speciale (TRS) non verrebbe impensierita dai neutrini tachionici (che viaggiano a velocità superluminali), in quanto essa afferma che nessuna particella brachionica (che viaggia a velocità subluminale) dotata di massa può accelerare fino alla velocità della luce, ma non esclude che esistano particelle che già viaggiano a velocità superiori a c. Purtroppo però dovremmo affrontare altre complicazioni decisamente fastidiose:
- Il problema della causalità;
- Il problema della massa immaginaria delle particelle tachioniche.
1. Il problema della causalità risulta estremamente sentito dalla comunità scientifica, in quanto non è stato mai affrontato in modo soddisfacente. È chiaro che se l'esistenza di segnali superluminali venisse confermata, dovremo al più presto trovare una soluzione accettabile a tutti i paradossi causali noti. Per chiarire il concetto affrontiamo l'esempio più classico di un paradosso causale:
Due astronauti Fulvio B. e SaraK sono fermi nello spazio. D'un tratto, a causa di alcune fuoriuscite di gas non identificato (XD), Fulvio B. comincia a muoversi rispetto a SaraK con velocità V < c. In un dato istante t0 Fulvio B. invia un segnale superluminale a SaraK che riceverà il segnale all'istante t1. SaraK lascia passare un certo tempo Δt e poi invia il segnale superluminale di risposta a Fulvio B. che riceverà il segnale all'istante t2. Con incredibile sorpresa, la TRS prevede che t2 < t0! Quindi il segnale di risposta inviato da SaraK arriverebbe a Fulvio B. prima che lui abbia inviato il primo segnale superluminale!!
Ovviamente il risultato è assurdo e la TRS si limita a non concepire l'esistenza di questi segnali. Naturalmente cambierebbe tutto se invece ne fosse dimostrata l'esistenza. Per questo ci sono stati diversi tentativi di risolvere il problema. Un'idea estremamente semplicistica è quella del fisico italiano E. Recami, il quale afferma che una particella superluminale che si propaga dal futuro verso il passato può apparirci come un'antiparticella che viaggia nel senso inverso del tempo (idea molto simile a quella del fisico statunitense R. Feynman). Questa ipotesi risolve apparentemente i problemi causali, ma va a cozzare contro l'impossibilità di invertire la freccia del tempo! Inoltre la congettura di Feynman secondo cui le antiparticelle altro non sono che comuni particelle che viaggiano indietro nel tempo, può essere smentita analizzando l'esperimento di C. Anderson sulla scoperta del positrone (anti-elettrone). Quindi cosa rimane? Un'interessante approccio è quello del fisico italiano F. Selleri, il quale riporta a galla la simultaneità assoluta impostando a 0 il coefficiente e1 della coordinata x nella parte temporale delle equazioni relative alle trasformazioni fra sistemi inerziali. Questo coefficiente assume un dato valore nella TRS, così come assume un valore differente in altre teorie dello spazio-tempo, tanto da portare a credere che la scelta arbitraria di e1 fosse irrilevante. Selleri però sostiene che l'assunzione di ρ = 1 (invarianza della velocità della luce) nella TRS generi una discontinuità, in quanto è stato dimostrato - nel cado delle piattaforme rotanti - che deve essere ρ = (c + v)/(c - v). Questa discontinuità viene risolta impostando il coefficiente e1 = 0, sostenendo la simultaneità assoluta e rinunciando all'invarianza della velocità della luce. L'aspetto piuttosto interessante di questa teoria è che, oltre a restituire lo stesso presente a tutti gli osservatori inerziali, rende pienamente accettabile l'esistenza del vuoto dotato di proprietà fisiche concrete: l'etere (N. Tesla insegna...)!! Ad ogni modo siamo sempre nel campo teorico e finché non avremo un'adeguata dimostrazione sperimentale non possiamo far altro che trastullarci la mente.
2. Il problema della massa immaginaria dei tachioni è un altro dilemma che va a cozzare contro tutto ciò che abbia un riscontro fisico. Questo è decisamente un bel problema, in quanto risulta davvero difficile comprendere il concetto di massa rappresentata da un numero immaginario (qualunque cosa questo significhi), quando tutte le nozioni di massa che abbiamo fanno ricorso a processi di misura! Come può essere considerato reale un oggetto che non può essere misurato?! Ovviamente al contrario di ciò che accadrebbe normalmente, quanto più gli si sottrae energia, tanto più la loro velocità aumenterà oltre quella della luce, e viceversa. Ma non potranno mai rallentare fino alla velocità della luce, in quanto sarebbe necessaria un'energia infinita. In effetti particelle con tali caratteristiche, non sono mai state osservate finora. Inoltre se ne venisse confermata l'esistenza, sorgerebbero altri problemi ancora più sfuggenti alla nostra attuale comprensione, come per esempio il passaggio di stato di un corpo di particelle ordinarie in un corpo di particelle tachioniche, massa ordinaria in massa immaginaria! Come potrebbe avvenire tutto questo senza violare tutte le leggi di conservazione che conosciamo?! È evidente che dovrebbe essere rivista tutta la fisica, quindi direi che non è il caso di fasciarsi la testa prima di rompersela. Aspettiamo i risultati degli esperimenti, fatti nel modo opportuno descritto sopra, e staremo a vedere che succede.
Caso B - Dubito che questo caso verrà mai dimostrato in questi anni. Per farvi capire cos'accadrebbe ad un corpo dotato di massa se accelerasse fino alla velocità della luce, partiamo dalla famosa eguaglianza massa-energia di A. Einstein: E = mc2. Questa formula rappresenta l'energia per una particella in quiete, ma che succede alla formula se la particella comincia a muoversi? Ovviamente cambia, e diventa:
Dove v è la velocità della particella in movimento. Quindi per v → c, si avrà:
Risulta quindi evidente che servirebbe una quantità di energia infinita per accelerare un copro dotato di massa fino alla velocità della luce. Questo ovviamente è un risultato assurdo. Ora per quello che ne sappiamo le cose funzionano in questo modo, ogni esperimento effettuato in tal senso non ha fatto altro che confermare la teoria della relatività. Questo ovviamente non esclude che potremmo fare dei passi avanti, che magari renderanno questa teoria obsoleta, ma fino a quel momento le cose stanno così. Mettersi a ragionare con i se, significa filosofeggiare. Ovviamente nessuno vieta di farlo, ma siamo ben lontani dalla realtà fisica che esiste intorno a noi.
In conclusione, è bellissimo guardarsi intorno e domandarsi come avviene tutto ciò, credo che sia una delle cose più belle concesse all'uomo. Non si deve mai smettere di porsi domande, di esplorare, di curiosare... L'importante è avere la capacità di rimanere oggettivi, di non lasciarsi ingannare dagl'altri o peggio ancora da se stessi, tanto da credere in quel che si vuol credere! La scienza è impegnata in questo arduo compito, anch'essa può sbagliare, nessuno ha mai sostenuto che la scienza detiene il sapere assoluto, ma il suo metodo permette di non perdere l'orientamento anche quando tutto intorno appare tanto confuso. Quindi prima di buttarsi a capofitto su notizie sensazionalistiche lanciate dai media mainstream, magari con l'evidente scopo di vendere qualche copia in più, facciamo funzionare il nostro spirito critico! Se tutti lo facessero... ;-))
Come fanno a sapere che i neutrini passano vicino ai nuclei atomici se non è nemmeno certo che abbiano o no una massa?
Non si modificherebbe la teorica "vibrazione quantica" (se l'atomo fosse un onda) o qella forza (se non ricordo male gravitazionale) che tiene uniti tra loro gli atomi e rappresenta la consistenza della materia?
non trasformerebbe il ferro in carbonio o cose così?
chiedo...
...Però grazie, perchè andare (o tornare...) nello spazio era un mio desiderio fisso da bambina! Ed ora finalmente sono astronauta!!! :)
Ciao Mohikanalien, nel tuo discorso ci sono degli errori di fondo. Non è necessario conoscere la massa del neutrino per ipotizzare l'eventuale passaggio in prossimità di un nucleo atomico, in quanto esso percorre una traiettoria nello spazio - che sia un corpuscolo dotato di massa oppure un quanto di energia - e considerando le varie traiettorie possibili, le probabilità di una traiettoria rasente un nucleo atomico sono le stesse di qualsiasi altra traiettoria possibile. Quindi attraversando la materia, la quale è composta da atomi (molto più massicci di un neutrino), prima o poi passerà vicino il nucleo di uno di essi, oppure potrebbe anche colpirlo.
Per quanto riguarda la cosiddetta "vibrazione quantica", siamo in un campo decisamente speculativo e senza solidi riscontri sperimentali possiamo solo congetturare. Inoltre l'atomo non è un'onda! L'atomo è composto da un nucleo (protoni/neutroni) e da elettroni. Spesso si fa confusione con questi ultimi leggendo magari del concetto di orbitale nella teoria quantistica. La natura ondulatoria di un elettrone non indica affatto che l'elettrone sia un'onda! Sta ad indicare invece che l'elettrone non può essere localizzato nello spazio, ma si potrà esclusivamente calcolare la probabilità di trovare l'elettrone in una data posizione, ed essa è legata all'ampiezza che in quel punto dello spazio assume in quel momento l'onda associata. Si deve tener presente inoltre che l'onda, in questo caso, è solo un concetto matematico (niente a che vedere con un'onda elettromagnetica che invece è una realtà fisica). L'onda di un elettrone non si propaga, è un'onda stazionaria. Per capire meglio facciamo un piccolo esempio matematico, un'onda stazionaria tridimensionale viene descritta dalla seguente equazione differenziale:
dove ψ è la funzione d'onda e λ è la lunghezza d'onda. Per ottenere l'equazione d'onda che descrive il movimento di un elettrone, è possibile utilizzare la relazione di de Broglie nel modo seguente:
in questo caso λ è la lunghezza d'onda associata all'elettrone di massa m e h è la costante di Plank, quindi avremo:
Ora sapendo che l'equazione d'onda permette di calcolare i valori degli stati energetici dell'atomo di idrogeno (l'atomo più semplice), possiamo ricavare l'energia cinetica dell'elettrone 1/2 mv2, come differenza tra l'energia totale E e l'energia potenziale V:
ora sostituendo nell'equazione precedente si ottiene:
cioè l'equazione d'onda di Schrödinger che descrive il comportamento dell'elettrone nell'atomo d'idrogeno. L'elettrone è materia, ha una massa e una carica elettrica ben definite, 9,109534 × 10-31 Kg e 1,602176565 × 10-19 C rispettivamente.
La forza che tiene uniti gli atomi non è la forza gravitazionale! Essi sono tenuti uniti da una forza di natura elettrostatica, detta Legame Chimico. Come ho spiegato nel post precedente, il neutrino non possiede una carica elettrica (da cui il nome), quindi non può interagire elettrostaticamente con le particelle subatomiche. Per quanto riguarda la trasformazione del Ferro in Carbonio, sinceramente non capisco su quali basi sia fondata un'ipotesi di questo tipo. Se hai qualche fonte postala e vediamo di che si tratta. Per il resto spero di aver chiarito i tuoi dubbi.
No, conosco solo in teoria un po di Schrödinger e di Plank (di cui lessi qalcosa) ma non ho mai nemmeno provato a capire le formulazioni quantiche e provo a capire con le poche basi che ho qello che intendevo è che se il neutrino avesse una massa per qanto inferiore sia non avrebbe degli effetti gravitazionali sulle forze forti e deboli dell' atomo e quindi sulle molecole e quindi sulla materia? non mi capacito di qesto passare attraverso il nucleo!
pazientissimo..
ciao
E poi scusa ancora.. ma leggendo hawking mi sembra d' aver capito che tutto cio che ha massa ha influenze gravitazionali, se protoni neutroni ed elettroni sono materia e hanno massa, perchè non ci sono forze gravitazionali? perchè il legame chimico è più forte? ah forse è così scusami certe volte sarebbe meglio pensarci due volte prima di postare sono un rompicoglioni scusa ancora, mi documentero meglio prima di parlare a vanvera..
Sicuramente è corretto informarsi prima di affrontare un discorso su un preciso argomento, ciò non toglie che se si hanno delle difficoltà a comprendere determinati concetti (succede a tutti nessuno escluso) si è sempre liberi di chiedere. Nessuno possiende la conoscenza assoluta, ed è proprio il condividere con gli altri le nostre conoscenze che ci permette di progredire nel sapere!
Cominciamo col dire che il neutrino non passa attraverso il nucleo atomico! Il neutrino può impattare un nucleo atomico, ma ovviamente in questo caso non riuscirebbe ad attraversarlo. Il nucleo atomico si disintegrerebbe producendo particelle osservabili, questo è il momento in cui può essere rilevato un neutrino. Come detto sopra la collisione di un neutrino con un nucleo atomico - cioè l'interazione con la materia - capita molto raramente e questo spiega l'enorme dimensione dei rilevatori di neutrini. Detto questo, sappiamo che l'influenza gravitazionale che un corpo esercita nello spazio circostante - e quindi sugli altri corpi - dipende dalla massa, quindi nel caso specifico di un atomo i valori delle masse sono talmente piccoli da rendere la forza gravitazionale del tutto trascurabile rispetto alle altre forze in gioco (elettrostatica, nucleare forte e nucleare debole). Per capire meglio facciamo un semplice esempio, confrontiamo la forza gravitazionale e la forza elettrostatica che elettrone e protone si scambiano in un atomo di idrogeno. I dati che ci occorrono sono la massa del protone, la massa dell'elettrone, la carica elementare, il raggio (approssimato) dell'orbita e la costante di Gravitazione universale, rispettivamente:
I valori delle forze sono dati dalle seguenti equazioni:
Ora sostituiamo i valori numerici (approssimandoli alla seconda cifra decimale) e abbiamo:
Possiamo ora ricavare il rapporto:
Questo significa che la forza elettrostatica in azione tra protone ed elettrone è circa 1039 volte più forte della forza gravitazionale!! Quindi nel caso atomico la forza gravitazionale, anche se presente, è del tutto trascurabile. Inoltre la forza gravitazionale agente tra le particelle dotate di massa è talmente debole che non può essere rilevata sperimentalmente!
In fine, il neutrino non è un'antiparticella, l'antiparticella del neutrino si chiama antineutrino (che fantasia...). La presenza dell'antiparticella del neutrino si manifesta durante un processo chiamanto decadimento beta. Per esempio nel caso del Carbonio, avviene quando il nucleo dell'isotopo carbonio 14 (composto da 6 protoni e 8 neutroni) trasformandosi in un nucleo di Azoto 14 (composto da 7 protoni e 7 neutroni) emette un elettrone e un antineutrino.
ok ora sto zitto
se non insegni gia arriverai sicuramente a spiegare la fisica anche alle elementari!
ciao
Prima di tutto grazie per le tue spiegazioni, davvero molto chiare.
lo spazio è diverso dallo spaziotempo, dice che è il tempo a scorrere piu lentamente.. Te lo spiegherà meglio il maestro, comunque Riddick, amicone confortante mio, cosa ne pensi di sta roba?
http://youtu.be/-Aq1ChYSEfQ
Finiamo come i dinosauri prima che zeitgeist compia il suo compito?
Ciao HAL9000, per comprendere in modo completo questi fenomeni occorre conoscere la metrica che regola lo spazio-tempo in queste situazioni (spiegare queste cose al mitico HAL mi fa un certo effetto... XD). In questa sede mi limiterò a descrivere in modo semplicistico tali fenomeni, cercando di rendere l'argomento meno complesso possibile. Il continum spazio-temporale può essere rappresentato come un foglio piatto infinito/illimitato, esso può essere deformato dalla presenza di corpi dotati di massa, come previsto dalla relatività generale. L'esempio classico è quello del nostro Sole, che con la sua massa deforma lo spazio-tempo circostante costringendo la radiazione luminosa proveniente dalle stelle a seguire una traiettoria incurvata piuttosto che rettilinea. Alcune soluzioni delle equazioni di campo di Einstein mostrarono la possibilità di curvare lo spazio a tal punto da "forarlo", generando il cosiddetto Ponte di Einstein-Rosen (wormhole, vedi figura sotto).

Cerchiamo di capire cosa sono questi wormholes. Prima di tutto dobbiamo dire che nessuno ha mai osservato queste entità ipotetiche, ma esse compaiono molto spesso nelle analisi teoriche della relatività generale e questo lascia pensare che la loro esistenza sia piuttosto probabile. Possiamo distinguere diversi tipi di wormholes, principalmente due: Euclidean wormholes e Lorentzian wormholes.
Euclidean wormhole - Questo tipo di wormhole è di particolare interesse per i fisici delle particelle, ma risulta estremamente complesso e difficile da comprendere. Esso in sostanza viene previsto nella teoria quantistica dei campi e ha la strana peculiarità di esistere in un "tempo immaginario"! Discutere di queste entità richiede una conoscenza molto approfondita della teoria quantistica e non risulta di particolare interesse in questa sede.
Lorentzian wormhole - Si tratta essenzialmente di una "scorciatoia" nello spazio-tempo (come non ricordare i wormholes di Star Trek?), che come vedremo è proprio quello che potrebbe interessare i nostri neutrini. Nonostante non sia possibile dimostrare che essi non esistano, le condizioni necessarie per la loro stabilità e quindi impedirne il collasso, richiedono grandi quantità di massa negativa (regione dove l'energia è più bassa dell'energia del vuoto o energia di punto zero), che non va confusa assolutamente con l'antimateria. Per fare un esempio di massa gravitazionale negativa di un corpo sferico, consideriamo la massa M e il raggio R di una sfera, che a densità uniforme produce il seguente campo gravitazionale:
La densità di energia negativa del campo gravitazionale in questione sarà:
Ora integrando su tutto lo spazio otteniamo l'energia gravitazionale negativa della massa:
Convertendo l'egergia negativa ottenuta in massa negativa equivalente, utilizzando la celebre formula E = mc2, otteniamo che il contributo della massa negativa alla massa del corpo sferico è il seguente:
Ovviamente considerando un'eventuale utilizzo pratico, la quantità di massa negativa necessaria per poter mantenere aperto un wormhole di dimensioni accettabili, va nettamente al di là delle notre possibilità tecnologiche attuali. Quindi dobbiamo considerare che questi cunicoli possono essere di dimensioni estremamente ridotte, anche più piccoli di un atomo! Questo caso risulta interessante per la questione dei neutrini superluminali, vediamo perché. Anni addietro ricerche nel campo della fisica nucleare hanno mostrato increspature nello spazio-tempo in prossimità dei nuclei atomici. Queste deformazioni dello spazio dipendono principalmente da due fattori, la forza nucleare forte (la forza che consente l'esistenza del nucleo atomico) e la radioattività. A complicare ulteriormente le cose sono i deversi effetti perturbativi che questi due fattori hanno sullo spazio-tempo, i quali potrebbero generare una struttura a doppio vortice (come indicato sopra) che permetterebbe ad un'eventuale particella che vi passa nel mezzo, come il neutrino, di accorciare la traiettoria altrimenti prevista normalmente (vedi figura sotto).

L'ipotesi di un comportamento anomalo dei neutrini nell'interazione con la materia non è certo nuova, il grande fisico italiano E. Majorana in un lavoro del 1932 ipotizzava un comportamento tachionico dei neutrini a contatto con la materia.
[Majorana formulò una particolare soluzione dell'equazione di Dirac in modo da ottenere una massa sempre positiva:
Dove Ψ è la funzione d'onda, α e β sono matrici di Dirac, p è la quantità di moto e W è l'energia. Dalla formulazione relativistica della massa e dell'energia, troviamo l'energia della particella:
L'indeterminazione nel segno, interpretata da Dirac in stati particella/antiparticella, può essere superata trovando soluzioni positive per la massa a riposo nell'equazione di Dirac, come proposto da Majorana. [...] Ci sono anche altre soluzioni trovate e discusse da Majorana nelle quali l'energia è legata alla quantità di moto:
Dove k è un parametro reale. Per soddisfare le condizioni iniziali di massa positiva, la seguente diseguaglianza nel vuoto deve essere: p ≥ kc. Questi stati ammettono sempre un termine immaginario per la massa ik che potrebbe dar luogo, in situazioni particolari, ad un comportamento tachionico. (F. Tamburini & M. Laveder - 28 sep 2011)]
Ciao Mohikanalien, già qualcun altro mi aveva portato all'attenzione su questo filmato. Ti consiglio di prendere con le pinze nozioni provenienti da questo tipo di fonte. Il filmato oltre ad essere un insieme confuso di concetti combinati a mo' di puzzle new age, contiene anche molte informazioni non corrette, un esempio fra tanti l'essere vicini al punto di arresto dell'espansione dell'universo. Ciò è completamente falso, una ricerca recentissima - che è valsa il premio Nobel per la fisica a tre ricercatori - ha confermato che l'universo non solo si sta espandendo, ma sta accelerando la sua espansione! Non sto qui ad elencare gli errori contenuti nel video in quanto sono molti e talmente evidenti che non meritano ulteriori approfondimenti.
Grazie davvero per la spiegazione Riddick, molto chiara e completa. Quindi secondo questa ipotesi i neutrini avrebbero tratto vantaggio da questi wormholes minuscoli e anticipato l'arrivo previsto al rilevatore. Decisamente interessante, spero che i prossimi esperimenti verranno eseguiti nel modo che hai descritto sopra per chiarire anche questo aspetto.
Mi viene in mente una curiosità in merito al discorso dei wormholes, cosa accadrebbe se riuscissimo a generare massa negativa sufficiente a mantenere stabile un passaggio spazio-temporale abbastanza grande da consentire il passaggio di un uomo o di una sonda? Scusami se ti tartasso, ma sono argomenti molto affascinanti ed è difficile trovare qualcuno con cui poterne parlare.
Rispondere in modo esauriente a questa domanda è moldo difficile, siamo al limite estremo della fisica teorica. Tuttavia dopo la scorperta della possibile esistenza di questi cunicoli spazio-temporali, sono stati fatti passi avanti - sempre a livello teorico - sulla cosiddettà attraversabilità. Ovviamente trovato il modo di viaggiare nello spazio attraverso simili entità, si potrebbe fare in modo di viaggiare anche attraverso il tempo! Riportando alla luce il problema, finora matematico, delle Curve Spazio-Temporali Chiuse di tipo Tempo (CTC). Questo paradossale aspetto portò S. Hawking, uno dei più grandi scienziati viventi (e credo che attualmente sia la mente più illustre), a formulare la cosiddetta Congettura di Protezione Cronologica. Affermando testualmente: "È come se ci fosse una Agenzia per il Controllo Cronologico che impedisce la comparsa di curve temporali chiuse, così da rendere l'universo un luogo sicuro per gli storici", Hawking intende dire che non è possibile per un osservatore trarre vantaggio da una curva spazio-temporale chiusa di tipo tempo da esso generata (per esempio il caso della macchina del tempo). Cerchiamo di capire perché S. Hawking è giunto a questa conclusione.
Prima di proseguire è importante fare alcune precisazioni. Molti confondono una CTC con un vero e proprio viaggio nel tempo, ma in realtà le cose sono un pochino diverse. In sostanza la CTC è un percorso nello spazio-tempo (linea d'universo) che un corpo massiccio potrebbe fare, in modo tale che la sua vita si ripeta a tempo indeterminato! Una sorta di vita ciclica, che nulla a che vedere con la normale concezione del viaggio nel tempo stile "Ritorno al futuro". In quest'ultimo caso, gli ostacoli posti dalle leggi fische che regolano l'universo hanno scoraggiato chiunque.
Il primo a trovare soluzioni nelle equazioni di Einstein che permettessero l'esistenza di CTC, fu il famoso matematico K. Gödel. Tuttavia la struttura dello spazio-tempo di Gödel venne dichiarata "unphysical" (di applicazione non reale), in quanto un puro costrutto matematico che non tiene conto di fattori fisici richiesti in uno spazio-tempo (come la coerenza). Più in là però C. Sagan (uno dei più grandi astronomi del XX sec.) mentre scriveva il celebre romanzo "Contact", chiese a K. Thorne se fosse possibile coprire distanze interstellari molto rapidamente. Non solo K. Thorne rispose sì alla domanda, ma pubblicò - insieme al suo studente M. Morris - una dimostrazione dell'esistenza di wormholes attraversabili nella teoria della relatività generale, i cosiddetti wormholes di Morris-Thorne. Il problema principale in questo caso è l'incredibile tensione all'ingresso del wormhole, necessaria per impedirne l'immediato collasso. Per farsi un'idea, parliamo di una tensione pari approssimativamente a 1037 dyn/cm2, più o meno lo stesso ordine di grandezza della pressione presente al centro di una stella gigante! Ovviamente sono ordini di grandezza che vanno ben al di là delle capacità umane. Inoltre questo tipo di wormholes richiede densità di energia negativa, che viola la cosiddetta "debole condizione di energia" (non mi dilungo nel discutere questo concetto). Si cercò di ipotizzare altre condizioni che permettessero l'esistenza di CTC, ma le conseguenze dell'eventuale realizzabilità di queste entità scatenerebbero talmente tanti paradossi (come il paradosso del nonno, per citare il più comune), che S. Hawking fu costretto a ricercare una soluzione che impedisse tutto questo e formulò la congettura di protezione cronologica, assestando un duro colpo ai sostenitori dell'esistenza delle CTCs. Semplificando senza scendere nel dettaglio, tale congettura verte su due punti: l'impossibilità di sfruttare una CTC dall'osservatore che la crea, se la debole condizione di energia viene violata; nell'eventualità che la condizione debole energia fosse falsa (come sembrano dimostrare alcuni effetti della teoria quantistica dei campi), il tensore energia-impulso risultante è tale da non permettere la formazione di CTCs. A quanto pare risulta impossibile per l'osservatore attraversare l'orizzonte di Cauchy nella regione di curva spazio-temporale chiusa di tipo tempo. Il risultato di S. Hawking nonostante sposti notevolmente l'ago della bilancia in favore della non possibilità d'esistenza delle CTCs, non è conclusivo. La questione rimane tuttora aperta.
Complimenti sentitissimi per le chiarissime spiegazioni di concetti tanto complessi.
Rimango adesso con un dubio: Perchè i fotoni non possono sfruttare lo stesso effetto?
La risposta è nella loro natura. I fotoni sono pacchetti/quanti di radiazione elettromagnetica. Essi a differenza dei neutrini interagiscono con particelle dotate di carica e/o momento magnetico non nullo (forza elettromagnetica). Questo significa che a contatto con la materia interagiranno con gli elettroni degli atomi, quindi terminando la loro corsa (urti relativistici, ex. Thomson/Compton). I neutrini invece interagiscono molto raramente ed esclusivamente attraverso la forza nucleare debole. Proprio per questo sono le uniche particelle note che possono permettersi di transitare in prossimità di un nucleo atomico, probabilmente subendo gli effetti dello spazio-tempo deformato.
Ho letto tutti i commenti e mi dispiace tanto di non essere in grado di confrontarmi a pari livello di competenze, nemmeno lontanamente. Purtroppo, come sempre, dovrò avvalermi di un modo di esprimermi che è del tutto filosofeggiante. Mi sembra di capire che in entrambi i casi ci sia stata una scoperta sensazionale, e credo che tu abbia ragione a dire che effettivamente i neutrini non sono più veloci della luce, ma che riescono ad attraversare la materia più velocemente di quanto la luce possa attraversare il vuoto, grazie ai Lorentzian wormholes. (purtroppo l'iperspazio lo si può rappresentare solamente con dello spazio, quindi graficamente il disegno non può rappresentare la realtà in proporzioni) A questo punto mi chiedo se una delle due non sia una scoperta di gran valore:
1. i neutrini sono più veloci della luce (ipotesi screditata dal punto due)
2. i wormholes esistono e una prova concreta può essere proprio una particella con massa che attraversa la materia e arriva a destinazione prima di quanto farebbe la luce nel vuoto.
Servirebbero delle prove di velocità dei neutrini nel vuoto, solo così si potrebbero dare le giuste risposte, sia per vedere se effettivamente i neutrini sono più veloci della luce, che per vedere se una particella con massa riesca ad attraversare la materia attraverso delle scorciatoie nello spaziotempo. Se nel vuoto i neutrini fossero più lenti della luce, allora si aprirebbe l'ipotesi dell'esistenza concreta dei wormholes, mi pare abbastanza ovvio questo. Sbaglio nel ragionamento?
Ho un'ulteriore dubbio, per chi ha studiato la materia magari sono delle sciocchezze, ma vorrei capire se sto intuendo il giusto. A proposito di quando dici nel post:
"L'aspetto piuttosto interessante di questa teoria è che, oltre a restituire lo stesso presente a tutti gli osservatori inerziali, rende pienamente accettabile l'esistenza del vuoto dotato di proprietà fisiche concrete: l'etere (N. Tesla insegna...)!! Ad ogni modo siamo sempre nel campo teorico e finché non avremo un'adeguata dimostrazione sperimentale non possiamo far altro che trastullarci la mente."
Questi giorni mi sto trastullando la mente sulla luce e l'interazione con la materia, molto blandamente, non so se ricordi i consigli che ti avevo chiesto sulla ionizzazione dell'argento. Ora sto cercando di trovare un laser adatto per la fotoionizzazione di alcuni metalli, e nelle ricerche vedo che i fotoni sono sempre rappresentati con delle onde. Paragonando il fotone ad un'onda che si muove sulla superficie dell'acqua, ma non avendo il fotone una massa (che sia fotone o una qualsiasi onda elettromagnetica, dalle ELF ai raggi gamma), mi chiedo se quel che si muove non sia semplicemente un'increspatura nell'etere. Se un'onda di differente grandezza può viggiare sulla superficie dell'acqua, e in realtà non sta spostando l'acqua ma la solleva soltanto per poi riposizionarla dove si trovava, non si può pensare che le onde elettromagnetiche sono il sollevamento dell'etere stesso? D'altra parte se esiste un'onda, questa deve essere un movimento di qualcosa. Se l'etere non ha massa è quindi ovvio che nemmeno le onde elettromagnetiche l'abbiano. E' troppo contorto il ragionamento?
Ciao Stefan, per quanto riguarda il primo quesito che ti poni, posso dirti che la conferma sperimentale della velocità subluminale dei neutrini nel vuoto, sarebbe un'ulteriore conferma della teoria einsteiniana e aprirebbe - come giustamente hai supposto - scenari interessantissimi per quanto riguarda alcune delle soluzioni bizzarre della teoria stessa, come i wormholes. Questo non significa che avremo la conferma dell'esistenza o attraversabilità di queste entità, ma avremo un indizio in più sulla direzione d'indagine sperimentale. Rimane chiaro però che dovrà passare ancora del tempo prima di raggiungere una capacità tecnologica tale da permetterci di sbirciare in quegl'ordini di grandezza.
Sul secondo quesito, prima di tutto bisogna chiarire che i fotoni non sono un tipo specifico di onda elettromagnetica, ma sono la quantizzazione di qualsiasi onda elettromagnetica. Quindi le onde elettromagnetiche, che siano onde radio o raggi gamma, si propagano in modo discreto attraverso quanti di energia: i fotoni. Detto questo, un ragionamento analogo al tuo portò gli scienziati del XVIII secolo a ritenere necessario un mezzo fisico che permettesse la propagazione delle onde elettromagnetiche: l'etere luminifero (o cosmico). Il problema principale di questo aspetto è l'esistenza di un "vento d'etere" che verrebbe generato da ogni corpo in movimento, con velocità uguale ed opposta a quella del corpo stesso. Quindi ogni corpo in movimento dovrebbe essere soggetto al vento d'etere che gli viene contro, compresa la luce. Oggi sappiamo che il sistema solare ruota intorno al centro galattico ad una velocità media di circa 250 Km/s, quindi esso dovrebbe essere spazzato da un vento d'etere della stessa velocità! Questo portò gli scienziati ad indagare a fondo su questo problema fino all'esperimento di Michelson-Morley, che assestò il primo duro colpo all'ipotesi dell'etere. Il colpo definitivo venne dato dalla teoria della relatività di Einstein, che spiegava con precisione "quasi" (più avanti vedremo perché) tutti i fenomeni fisici, facendo completamente a meno del concetto di etere.
Le teorie relativistiche portarono la maggioranza della comunità scientifica ad abbandonare definitivamente il concetto di etere. Tuttavia molti scienziti di fama mondiale, l'italino Q. Majorana per citarne uno, si dimostrarono in disaccordo con tali teorie. Majorana si pronunciò in questo modo verso la teoria di Einstein: "Credo opportuno che io dichiari sin dal principio come io sia decisamente contrario all'accettazione delle teorie del fisico tedesco (A. Einstein). Voglio però altresì ricordare come fra i cultori di fisica e anche di matematica io non sia il solo ad avere un simile atteggiamento. [...]". Lo stesso A. Einstein in seguito all'enunciazione delle sue teorie relativistiche, precisamente nel 1919, scrisse a H. Lorentz quanto segue: "Sarebbe stato più corretto se nelle mie prime pubblicazioni mi fossi limitato a sottolineare l'irrealtà della velocità dell'etere, invece di sostenere soprattutto la sua non esistenza. Ora comprendo che con la parola etere non si intende nient'altro che la necessità di rappresentare lo spazio come portatore di proprietà fisiche." Egli stesso tentò di ricavare una formulazione relativistica dell'etere, ma guarda caso nessuno lo prese in considerazione! L'etere relativistico di Einstein fu un tentativo di far convivere il concetto di etere con la relatività ristretta. Oggi sappiamo che con le trasformazioni inerziali (F. Selleri) diventa pienamente ammissibile l'etere di Lorentz. Risulta chiaro, soprattutto dopo i notevoli progressi in campo sperimentale degli ultimi anni, che le teorie utilizzate per spiegare il funzionamento dell'universo sono incomplete. La stessa teoria della relatività, confermata sperimentalmente in moltissimi casi, presenta alcuni punti oscuri che sono tuttora senza soluzione (per esempio: il paradosso dei gemelli, il problema dell'aberrazione della luce, l'effetto Sagnac).
La strada verso la conoscenza è ancora lunga. Ci sono ancora molte cose che devono essere chiarite, e il fatto che sia saltato fuori nuovamente il concetto di etere non deve certo stupire. Come dimostrato più volte, forzature e artifici matematici non potranno più salvare teorie superate a cui si è dannatamente aggrappati. L'aumento delle capacità sperimentali daranno ben poco spazio a libere interpretazioni. Staremo a vedere...
Molto bene! Mi fa piacere la tua risposta, perchè non sapendo assolutamente nulla di ciò che pensavano gli scienziati del XVIII secolo, tra ieri e oggi stavo ragionando proprio su questo aspetto. Credo che se di etere si debba parlare, a questo non ci si possa riferire pensando che possa avere le stesse caratteristiche di un corpo fisico, quindi massa, anche se credo che ci sia un'interazione tra questo e la materia, esattamente per l'interazione tra i fotoni e gli elettroni o i nuclei degli atomi. Nonostante tutto rimango dell'opinione che se un'onda esiste, allora questa debba essere un movimento di qualcosa.
Non so se sto capendo bene la questione di rappresentazione tramite "quanti", per caso vorrebbe dire la quantità minima di vibrazione nel tempo, a prescindere dalla lunghezza e ampiezza? Vorrebbe forse un "quanto" essere una sola vibrazione a prescindere dalla lunghezza d'onda, cioè il minimo per essere considerato fotone? Forse la domanda è sbagliata ... la faccio al contrario: I quanti che rappresentano le onde ELF hanno le stesse identiche caratteristiche dei raggi gamma?
Un elettrone può assorbire o emettere un fotone anche se il fotone ha un'ampiezza d'onda molto maggiore delle dimensioni dell'elettrone. Mi fa pensare che l'interazione da parte di particelle con massa con il probabile "etere" (non saprei come altro chiamare quel campo di qualcosa che considero sia il movimento rappresentato dalle onde elettromagnetiche) dipende dalla grandezza delle particelle con massa in questione e con la forza con cui si scontrano o vibrano. Come se ci fossero alcune caratteristiche in comune tra l'etere e la materia, mentre altre no. Per esempio mi viene in mente (chiedo scusa se sto esagerando) che l'etere a riposo possa avere una carica magnetica nulla e non possedere alcuna direzione/dimensione, che possa essere influenzata dalla carica elettrica di particelle con massa, e quindi generare delle onde che hanno il loro picco positivo e negativo, generando movimenti di etere con definite dimensioni fisiche e forze magnetiche, che interagiscono con tutti gli altri elettroni che incontrano.
Stavo pensando ad un probabile esperimento che potesse calcolare la reale velocità della luce da un punto A ad un punto B e viceversa, lungo la traiettoria del sistema solare per vedere se per caso ci sia una differenza, ma in realtà non so cosa si potrebbe dimostrare se C è costante. Dal momento che anche la galassia non sta proprio ferma in un probabile etere, non è detto che il risultato non dia esattamente l'opposto del risultato sperato.
Finisco quì per non esasperare i commenti coi miei pensieri, comunque grazie delle spiegazioni, molto utili per raddrizzare le intuizioni !
PS. Grazie dei consigli sulla ionizzazione dell'argento, ancora sto col metodo elettrolitico, ma almeno ora riesco a produrlo totalmente trasparente!
EDIT: AAAHHH!!!! Devo imparare a informarmi prima di scrivere XD XD XD ... Ho letto proprio ora l'esperimento di Michelson-Morley, ma adesso mi chiedo: Se secondo Einstein "la velocità della luce è indipendente dal moto della sorgente e dell'osservatore", a prescindere dall'esistenza dell'etere o meno, non varrebbe a dire, in relazione all'esperimento di Michelson-Morley, che la luce può essere accelerata? Voglio dire, se quell'esperimento ha fallito nella dimostrazione che esiste un vento di etere, nello stesso tempo non ha dimostrato che la luce acquista la velocità della sorgente?
Non può che farmi piacere vedere la tua curiosità spingere la tua mente a ipotizzare possibili spiegazioni su determinati fenomeni, questo significa far lavorare il cervello!
Nella fisica dei quanti le grandezze fisiche vengono rappresentate da un insieme discreto di valori multipli di un valore fondamentale: il quanto. I fotoni sono i quanti del campo elettromagnetico e possiedono delle proprietà: massa di quiete, energia, massa equivalente e quantità di moto. Ovviamente i valori delle proprietà dei fotoni della radiazione gamma sono diversi da quelli dei fotoni della radiazione ELF, in quanto queste proprietà dipendono dalla frequenza ν:
dove λ è la lunghezza d'onda. Quindi risulta chiaro che un fotone di radiazione gamma avrà un'energia molto più alta di un fotone di radiazione ELF. Detto questo non deve confondere il concetto di "massa equivalente" sopra descritto, in quanto essa non rappresenta la massa effettiva del fotone (che ne è privo), ma sta ad indicare la massa massima (in quanto non è detto che il processo di trasformazione converta tutta l'energia in massa) che avrebbe il fotone se venisse trasformato in una particella massiva (formula ricavata dalla famosa eguaglianza massa-energia).
In riferimento all'esperimento di Michelson-Morley, mi sorprende la tua conclusione. In realtà l'esperimento in questione dimostrò l'inesistenza del vento d'etere proprio perché verificò (almeno in questo caso specifico) l'invarianza della velocità della luce! Infatti esso era stato concepito per verificare che la luce può avere velocità diverse per diversi osservatori in moto relativo rispetto all'etere.
Il fallimento dell'esperimento, in quanto non venne rilevato nessuno spostamento nelle frange d'interferenza, decretò che le le trasformazioni di Galilei non sono valide per tutti i sistemi di riferimento in moto relativo l'uno rispetto all'altro e quindi l'invarianza di c. Se la luce, come dici, acquistasse la velocità della sorgente sarebbe dovuta risultare una differenza di fase nelle frange d'interferenza, cosa che non è avvenuta.

Analizzando l'esperimento possiamo dire che l'apparato sperimentale (figura sopra) fu orientato in modo che la direzione del raggio di luce, percorrendo una distanza l1, fosse parallelo alla velocità v della Terra, in modo che - secondo l'ipotesi dell'etere - il raggio di andata r1 si muovesse con velocità c + v; mentre il raggio di ritorno r2 con velocità c - v. Quindi il tempo t1 che il raggio di luce impiega a percorrere la distanza l1 è:
Mentre il raggio r2 avrà una velocità c ortogonale alla velocità terrestre v. Questo rende il calcolo del tempo di percorrenza t2 del tratto l2 un po' più complesso:
Ovviamente i tempi di percorrenza t1 e t2 saranno differenti per via della differenza di cammino ottico, dando luogo alle suddette frange d'interferenza. Ora ruotando l'interferometro di 90° i percorsi ottici sopra descritti varieranno e di conseguenza dovrebbe varificarsi uno spostamento delle frange d'interferenza. Possiamo ricavare la differenza dei cammini ottici come segue:
Secondo i calcoli, lo spostamento delle frange d'interferenza atteso sarebbe dovuto essere pari a mezza lunghezza d'onda della radiazione visibile gialla. L'esperimento mostro l'assenza di qualsiasi spostamento, verificando l'invarianza della velocità della luce.
Inoltre questo esperimento è stato ripetuto di recente con l'ausilio della strumentazione più avanzata, aumentandone la precisione di 100 milioni di volte! Confermando il risultato e risolvendo i problemi derivanti dal teorema di estinzione di Oseen-Ewald (che non sto qui a spiegare). Tutto sembra confermare l'incredibile intuizione di Einstein, tuttavia come dicevo nel commento precedente uno dei reali problemi della relatività è l'effetto Sagnac. Per quanto si legga in giro di presunte chiare spiegazioni relativistiche dell'effetto, in realtà c'è davvero una gran confusione e decisamente poca chiarezza. Tanto che Langevin tentando di spiegare quest'effetto utilizzò un modello decisamente classico mascherato da termini relativistici. Per citare F. Selleri: "La fisica è un'attività umana e da noi prende il difetto di sbandierare i successi e di nascondere le difficoltà e i fallimenti. Così un grande silenzio ha circondato l'effetto Sagnac (del 1913) per il quale esiste una vera e propria incapacità esplicativa delle due teorie relativistiche, nonostante i tentativi di Langevin, Post, Landau e Lifshitz". Sembra proprio che la velocità della luce nel caso delle piattaforme rotanti non sia invariante e quindi la TRS generi una discontinuità! Questo è un bel grattacapo per i relativisti, staremo a vedere gli sviluppi del caso...
Sei una fonte inesauribile di sapere !
Scrivo un commento nuovo per non stringere l'albero e far risultare difficile la lettura.
Ho capito benissimo come si è svolto l'esperimento di Michelson-Morley, e immaginavo che sia stato replicato con strumentazione avanzata, per cui non ho supposto che l'esperimento fosse andato male per mancanza di accuratezza. Tuttavia non riesco a comprendere qualcosa, e sono io ad essere troppo ottuso in questo caso: Se ci stiamo muovendo nello spazio, non significa che la fonte della luce nell'esperimento ha una sua velocità (seppur piccolissima a confronto con quella della luce)? Questa si somma o no alla luce che riceve l'osservatore dallo specchio lungo la traiettoria del pianeta? Su wikipedia, sotto la voce conseguenze , presumendo il fallimento dell'esperimento, al terzo punto dice "la velocità della luce è la medesima in tutte le direzioni", e prosegue con "Einstein accetta la terza soluzione che va considerata come una riprova dell'isotropia dello spazio per tutti gli osservatori. La spiegazione di tale risultato secondo Einstein è che non vi è nessun etere.
La conclusione, che la velocità della luce è indipendente dal moto della sorgente e dell'osservatore, fu l'ipotesi da cui partì Einstein per sviluppare la teoria della relatività ristretta."
Appunto non riesco a comprendere: se la Terra sta viaggiando nello spazio ad una velocità di 250 km/s, la luce emessa da un punto sulla Terra, avanti e indietro lungo l'asse della direzione, rispetto alla fonte, avrà una velocità di 300.000 km/s +/- 250 km/s , oppure 300.000 km/s +/- 0 km/s ? Non riesco a capire, rispetto ad un osservatore fermo in un qualsiasi punto della traiettoria, che osserva il pianeta viaggare a 250 km/s , che velocità ha la luce emessa dal pianeta verso l'osservatore e in direzione opposta?
Dopo che avrai spiegato, e avrai dimostrato quanto sono di coccio, una delle due è possibile:
1. La luce emessa da una fonte che viaggia a 150.000 km/s (presumiamo che sia possibile) acquista l'accelerazione della fonte in direzione del viaggio e perde la velocità della fonte in direzione opposta al viaggio.
2. La luce emessa da una fonte che viaggia a 150.000 km/s NON acquista l'accelerazione della fonte.
Nel primo caso, un osservatore fermo nello spazio percepirebbe i fotoni a 450.000 km/s durante l'avvicinamento della fonte e 150.000 km/s durante l'allontanamento.
In due parole : La luce emessa da una fonte che viaggia, va con la stessa velocità in tutte le direzioni rispetto ad un osservatore fermo?
Ps. Ora sto per scoprire cos'è l'effetto Sagnac ;)
Pps, se riuscissi a ionizzare l'argento con una fonte UV C ho vinto! Poi toccherebbe all'oro, al platino e al rame :D (conosco gli effetti, sarò prudente!)
Nessuno possiede il sapere assoluto, ma la condivisione delle conoscenze rappresenta un fattore fondamentale per crescere!
È normale essere confusi davanti a qualcosa che va contro il senso comune. In effetti nella vita di tutti i giorni siamo abituati ai concetti classici della fisica, dove il concetto di velocità non risulta mai invariante. Per esempio osservando un'automobile che viaggia ad una velocità di 130 Km/h rispetto al sistema di riferimento inerziale della strada, noteremo che sorpasserà un'altra automobile che viaggia ad una velocità di 100 Km/h sempre rispetto al sistema strada. La velocità della prima automobile rilevata dalla seconda automobile sarà pari a 30 Km/h, cioè alla velocità della prima andrà a sottrarsi la velocità della seconda, in quanto il verso della velocità è lo stesso (viceversa nel caso di verso contrario). Le cose, almeno per quello che sembra finora, cambiano quando ci si avvicina alle cosiddette velocità relativistiche, cioè prossime a quella della luce. Infatti un raggio di luce si allontanerà/avvicinerà ad un qualsiasi osservatore in quiete o in movimento, sempre alla stessa velocità. Nel caso dell'esempio da te mensionato, la luce avrà sempre una velocità di circa 300.000 Km/s!
Tuttavia si deve tener presente che il Principio di Invarianza, secondo postulato su cui si basa la teoria della relatività ristretta, risulta del tutto convenzionale! Proprio così, per ammissione dello stesso A. Einstein: "Finora abbiamo definito solo un 'tempo A' e un 'tempo B'. Non abbiamo definito un 'tempo' comune per A e B, perché quest'ultimo non può affatto essere definito a meno che non stabiliamo per definizione che il 'tempo' richiesto dalla luce per viaggiare da A a B eguagli il 'tempo' richiesto per viaggiare da B ad A." - [Zur Elektrodynamik bewegter Körper, Annalen der Physik 17, 891-921 (1905)]. Le parole di Einstein sono dovute a quanto affermava H. Poincaré sull'impossibilità di misurare la velocità di un sistema che si propaga tra due punti distinti. Questo perché all'epoca non si conosceva un metodo valido per la sincronizzazione degli orologi, quindi considerando la possibilità di utilizzare esclusivamente lo stesso orologio per effettuare le misure del tempo, era possibile ottenere solamente la misurà della velocità di andata e ritorno:
La misura, per quanto precisa, del tempo impiegato (t3 - t1) da un raggio di luce a tornare nel punto A di partenza (sopo esser stato riflesso da uno specchio), non dimostra affatto che i tempi impiegati per arrivare da A a B (lo specchio) e da B a A siano uguali. Per questo motivo Poincaré riteneva impossibile verificare la veridicità del postulato! Einstein fu costretto ad assumere l'invarianza della velocità della luce convenzionalmente proprio per l'impossibilità di risolvere empiricamente il problema. Anche se questo può sembrarci incredibile, non dimostra la falsità del postulato sull'invarianza di c, in quanto oggi siamo in grado di misurare la velocità della luce con un errore mille volte più piccolo di quanto necessario per rivelare gli effetti dovuti al movimento della Terra previsti dalla fisica classica:
Quindi rispondendo alla tua domanda: "Entro un piccolo errore la velocità della luce di andata e ritorno è invariante perché non cambia né con la direzione di propagazione né con l'epoca in cui viene misurata." - [F. Selleri]
PS. Fai attenzione con gli esperimenti casalinghi! ;-)
Sai che la mia domanda era proprio per avere una risposta che desse conferma a ciò che immaginavo ;)
A dire la verità mi è venuta in mente una particolare situazione e ho voluto rapportarlo al famoso "etere", anche se mi fa pensare che ci sono delle incongruenze di velocità del tempo. Sto pensando ad un'ambulanza che mi si avvicina e poi mi sorpassa. Nel momento in cui si avvicina ascolto il suono della sirena con una certa frequenza, e appena mi supera ascolto una frequenza di suono più bassa. Dimmi se faccio male a rapportare i "quanti" sonori ai "quanti" luminosi. In realtà il suono, sia in avvicinamento che in allontanamento dell'ambulanza, avrà sempre la velocità di circa 340 metri/s , solo che cambia la frequenza con cui lo percepisco. Lo stesso dovrebbe avvenire con una fonte luminosa che viaggia. In teoria dovrebbe esserci anche qualche esperimento del genere già fatto, e non credo nemmeno troppo complicato, addirittura visibile ad occhio nudo, dal momento che lo spettro visibile è abbastanza ristretto. La luce dalla fonte in avvicinamento avrà un'onda più corta, mentre in allontanamento avrà un'onda più lunga, anche se l'oggetto emette una radiazione costante, come il suono dell'ambulanza.
Sbaglio a fare una supposizione del genere? Nel caso in cui avessi ragione, sbaglio a continuare a considerare che se un'onda esiste anche nel vuoto, questa debba perforza essere il movimento di "qualcosa" che si rende visibile solo quando è energizzato/scosso e "quantificato" appunto in "quanti"?
Non sarebbe una buona maniera per identificare dei punti fermi nello spazio?
Ps. devo ancora comprendere bene il paradosso nell'effetto Sagnac.
Pps. Ho appena scoperto che i quanti sonori si chiamano FONONI. A questo punto mi pare ovvio che i quanti sono solo delle misure con cui calcolare, e che in realtà non hanno dei limiti fisici che li contraddistinguono. Essendo onde sia il suono che la luce, è l'uomo che li divide in quanti per poterle calcolare.
http://it.wikipedia.org/wiki/Fonone
Ri-EDIT: Mi rispondo da solo: http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Doppler#Astronomia
D'accordo Stefan, io comprendo il tuo disappunto su qualcosa che non riesci a spiegare con il buon senso. E non posso che essere d'accordo con te su questo disappunto. Bisogna dire che non è tutto oro ciò che luccica, troppe convenzioni e sistemazioni ad hoc sono state utilizzate per far funzionare le teorie relativistiche, e negli ultimi anni sempre più esperti del settore cercano di comprenderne i motivi. Risulta chiaro, per ammissione dello stesso A. Einstein, che siamo lontani dal possedere una base concettuale della fisica sulla quale poter confidare. Questo anche perché nell'ultimo secolo siamo stati impegnati a verificare una teoria, all'apparenza corretta su "quasi" tutti i fronti, che potrebbe esser fondata su presupposti sbagliati! Vediamo di analizzare insieme gli errori a monte della teoria einsteiniana (e qui la discussione si infiamma), errori che erano stati previsti dallo stesso N. Tesla, che comunque considerava ciò un evento positivo: "Sono anche grato ad Einstein ed altri perché attraverso le loro teorie erronee allontanano l'umanità da quel percorso pericoloso che io ho seguito".
Possiamo partire dal fatto che A. Einstein apprese dell'esperimento di A. A. Michelson quando era ancora uno studente, accettando come un dato di fatto il risultato nullo dell'esperimento e convenendo che l'ipotesi della Terra in movimento rispetto all'Etere non fosse corretta. Quello che sconcerta però è che a quel livello (massimi esponenti della fisica) non è concepibile trascurare - o se vogliamo approssimare - i dettagli di un esperimento, a maggior ragione se poi ci si costruisce sopra un'intera struttura teorica! In effetti se analizziamo in dettaglio, l'esperimento di Michelson-Morley del 1887 diede un risultato al di sotto delle aspettative teoriche (30 Km/s), ma non nullo: "La velocità relativa della Terra e dell'Etere è probabilmente inferiore a un sesto della velocità orbitale (5 Km/s) e certamente inferiore a un quarto (7.5 Km/s) [...] l'esperimento dovrà essere ripetuto" - [A. A. Michelson, E. W. Morley, Am. J. Sci. 34, 333 (1887)]!! Come è successo spesso nella storia però (vedi anche lo stesso Tesla), guarda caso la vita di Michelson venne distrutta da un'accusa di molestie sessuali nei confronti della sua cameriera, impedendo le ripetizioni dell'esperimento in previsione. Michelson affermò nuovamente - guarda caso - che il risultato dell'esperimento era nullo e tutti accettarono incredibilmente le sue affermazioni come un dato di fatto! Vediamo ora quale errore ha commesso Michelson nel suo esperimento, cercando di capire perché esso passò inosservato.
Partiamo da questa importante dichiarazione di J. C. Maxwell: "È evidente che la velocità della luce () e il rapporto delle Unità (
) sono quantità dello stesso ordine di grandezza. Nessuna delle due può dirsi oggi determinata con un tale grado di accuratezza da consentirci di affermare che una è maggiore o minore dell'altra. È sperabile che, grazie ad ulteriori esperimenti, le relazioni tra le grandezze delle due quantità, possano essere determinate più accuratamente. Nel frattempo la nostra teoria, che afferma che queste due quantità sono eguali, e assegna una ragione fisica di questa uguaglianza, è certamente non contraddetta da questi risultati così come sono" - [J. C. Maxwell, A Treatise on Electricity and Magnetism, Dover, 1954, Vol.II, p.436]. Cioè la differenza tra la velocità cinematica della luce e la velocità elettromagnetica della luce:
Risulta chiaro che queste due grandezze siano distinte, ma vengono sempre considerate come uguali e identificate con c. La relazione tra queste due grandezze risulta:
Quindi è evidente che =
per
, cioè le due grandezze coincidono nel sistema di riferimento dello spazio a riposo dotato di proprietà fisiche o Etere. Detto questo possiamo dire che l'errore commesso nell'impostazione dell'esperimento di Michelson sta nell'assunzione che l'effetto cercato
dipenda dalla somma delle lunghezze dei cammini ottici (le braccia dell'interferometro) invece che dalla differenza di questi valori. Il risultato ingannevole diede lo slancio ad Einstein per elaborare la sua celebre teoria, ma cosa successe negli anni a seguire? Possibile che nessuno si accorse dell'errore di Michelson? Con Michelson fuori gioco, E. Morley ripeterà l'esperimento dal 1902 al 1905 insieme al fisico D. C. Miller, verificando un effetto leggermente maggiore ma sempre troppo piccolo rispetto alle previsioni (8,7 ± 0,6 Km/s) - [D. C. Miller, The Ether Drift Experiment and the Determination of the Absolute Motion of the Earth, Rev. Mod. Phys. 5, 203 (1933)]. È vero che l'effetto è inferiore a quello previsto, ma la relatività si basa su un effetto nullo! Miller intuisce che qualcosa non quadra e comincia ad indagare in modo approfondito sulla verifica della teoria relativistica, ottenendo tra il 1921 e il 1925 una serie di risultati che confermarono l'esistenza di un vento d'Etere pari a 10,00 ± 0,33 Km/s! Einstein era a conoscenza dei risultati di Miller, ma li ignorò completamente (comprensibile dato che avrebbero mandato in frantumi la sua teoria, ma non accettabile).
L'aspetto che sconcerta di tutto ciò è che la teoria della relatività fu accettata completamente e senza indugi, nonostante tutti gli esperimenti interferometrici abbiano verificato valori non nulli sia in β che in β²! Passiamo ora ad analizzare l'effetto Sagnac. L'aspetto interessante di questo esperimento è l'deazione di un interferometro con un percorso ottico che racchiude un'area finita, dando la possibilità di misurare termini in β anziché in β² (Michelson-Morley).

Considerando e
, tempo di andata e tempo di ritorno rispettivamente, abbiamo la seguente relazione:
Dove è lo spostamento di fase. Nel 1913 Sagnac provò la validità della relazione:
Questo incredibile risultato fu il primo a dimostrare l'esistenza di un effetto d'Etere pienamente in accordo con quanto previsto dalla teoria, dimostrando l'infondatezza della teoria della relatività!! Mi rendo conto che il quadro generale comincia a vacillare, ma andiamo avanti e vediamo che succede... Nel 1915 Einstein pubblicò la Teoria della Realtività Generale, la quale ebbe la prima "conferma" sperimentale nel 1919 osservando la deflessione dei fasci di luce in presenza di un forte campo gravitazionale (quello del Sole), durante un'eclissi solare. Sorprendentemente i dati raccolti dall'eclissi solare non poterono provare praticamente nulla: "non possiamo essere certi di che cosa fare di queste osservazioni" - [R. Adler, M. Bazin, M. Schiffer, Introduction to General Relativity, Mc Graw Hill 1965, p.193]! Ma Sir A. S. Eddington, le ragioni scientifiche sono ancora ignote, decise che i dati raccolti erano in pieno accordo con la teoria di Einstein e la cosa fu accettata con una rapidità e solidità al limite del sospetto. Ecco allora che P. Langevin sfruttò questo nuovo modello teorico, accettato su basi ignote, per salvare la relatività ristretta dall'attacco di Sagnac, spiegando che il risultato di Sagnac è causato dalle variazioni spazio-temporali impresse sul sistema di riferimento dalla piattaforma rotante ad esso connessa. Ovviamente questo tentativo laborioso di salvare la relatività speciale sa tanto di arrampicata sugli specchi, ed infatti le spiegazioni di Langevin sono considerate oggi del tutto infondate [R. A. Monti, Theory of Relativity: A Critical Analysis, Physics Essays, Vol.9, n.2, June, 1996, pp.238-260].
Per concludere, nel 1997 M. Allais analizzò accuratamente i risultati di Miller e ne confermò la correttezza [M. Allais, Michelson, Morley, Miller: the cover-up, 21th Century, Vol.11, n.1, Spring, 1998]. Successivamente nel 2006, pubblicò un'ulteriore conferma dei risultati di Miller affermando: "Tenendo conto di ciò che precede la Teoria della Relatività non ha più alcuna validità e di conseguenza una gran parte degli sviluppi attuali della Scienza devono essere completamente rivisti. Non restano altro che delle rovine".
Questa ricostruzione degli eventi poco chiari che orbitano intorno alle teorie relativistiche, è basata sul più approfondito e interessante lavoro di R. Monti "The real Einstein" - [The real Einstein (Il vero Einstein), di Roberto A. Monti, Gerardina A. Cesarano Monti - Edizioni Andromeda Scienza (2007)], che consiglio vivamente di leggere.
Quanto esposto sopra è doveroso nei confronti del "metodo scientifico", dove niente deve essere lasciato al caso o assunto per convenzione. Un costrutto teorico senza verifica sperimentale non potrà mai essere considerato "fisica", ma solo speculazione "matematica". La teoria relativistica ha avuto molto conferme sperimentali, ma essa pecca nella conferma sperimentale più importante riguardo le sue fondamenta! Questo significa che una teoria molto simile alla TRS potrebbe risolvere i problemi sopra mensionati, come afferma F. Selleri: "Una teoria quasi equivalente alla TRS dal punto di vista pratico (anche se molto diversa dal punto di vista concettuale) si rivela essere la sola che può descrivere correttamente la realtà fisica". Risulta chiaro però che l'accettazione tanto rapida quanto solida di concetti teorici non altrettanto solidamente verificabili sperimentalmente, getta un'arcana ombra sul corso della storia umana e il ramo scientifico non sembra fare eccezione.
PS. In merito all'effetto Doppler, la spiegazione che trovi su wikipedia è quella relativistica! Potrebbe non essere una buona idea identificare il red-shift con l'effetto Doppler! Ma questo lo vediamo nel prossimo post... ;-)
Un'analisi davvero inquietante! Sicuramente adrò a visionare, per quanto sia nelle mie possibilità, la documentazione da te mensionata. Lo scenario è decisamente preoccupante se questi sono i preupposti. Non mi meraviglio più di niente al giorno d'oggi, ma vedere addirittura la scienza cadere nel calderone di questo sitema in decadenza mi mette tristezza e allo stesso tempo mi preoccupa. Sarebbe interessante scoprire le cause della preoccupazione di Tesla, ma dubito che riusciremo a scoprirlo tanto facilmente... Apprezzo comunque l'oggettività del tuo intervento, il thread è istruttivo e molto interessante.
se non ricordo male la forza che tiene unite le particelle più piccole (quark) è la Forza Nucleare Forte o interazione forte, ma sinceramente non so se intendevi questo.
Prima mi leggo tutto gli altri post che mi sembrano molto interessanti :)
Adesso si che mi sento strano.
Vediamo se ho capito:
La relatività si potrebbe rivelare una totale "burla" inconcludente perché non si è tenuto conto di un errore di interpretazione de sto A. A. Michelson (taccisua) e di tutti quelli che gli hanno dato retta sulla fiducia (Einstein per primo).
E per fortuna che nel metodo scientifico nulla andrebbe trascurato.
A questo punto non so più davvero definire cos'è che sappiamo veramente.
Il Sole sorge ancora più o meno (a seconda del periodo)
a Est vero? :)
La questione degli wormhole l'ho sentita per la prima volta in Donnie Darko.
E pensare che quel film l'ho fortemente criticato. Vedi se adesso invece non mi dovrò ricredere.
Adesso però, anche se so che mi guadagnerò l'odio di più di qualcuno, qualche domanda la devo fare:
A che serve continuare a sfornare teorie senza avere sufficienti strumenti di misurazione? Oltre che a dare luogo a film e opere di fantascienza non ne trovo un effettiva utilità per l'umanità.
Lo scopo sarebbe quello di viaggiare nell'universo e raggiungere fisicamente luoghi attualmente impossibili per colonizzare nuovi mondi?
Non sarebbe più logico cercare di rendere abitabile l'attuale Pianeta e al massimo quelli più vicini a noi?
Oppure è quello di manipolare lo spazio-tempo a nostro piacimento?
Ammesso che sia possibile (ne dubito fortemente) quale sarebbe lo scopo? Correggere il passato? "Resuscitare" i morti? Perché non si accetta la vita così come ci si presenta? E cmq sia:
Perché fare sempre il passo più lungo della gamba?
In realtà penso proprio che i lati oscuri dell'umanità dipendano esclusivamente da ciò che quest'ultima desidera, ammesso che ne abbia davvero coscienza, ma sopratutto, che ne sappia il motivo.
Ciao, argomento molto interesante, quasi dal primo post ho voglia di rispondere, ma piu che rispondere copio alcune frasi da un libro di Marco Todeschini, un ingeniere e professore di fisica alla università di Roma che scrisse la teoria dello spazio fluido e assicura che la velocita della luce si può superare, che nuclei attomici hanno una velocita superiore, e che con questa sua teoria tutte le scienze si possono unificare e continuare a sviluparsi.
Dal libro Scienza universale da marco Todeschini anno 1968, parlando della relativita di Einstein: cap I, pag 12
".....che se un raggio di luce ed un osservatore umano corrono in linea retta l'uno contro l'altro, la velocita W del primo rispetto al secondo, èdata dalla somma delle loro singole velocità C e V, cioè:
C+V=W (1)
La relatività di Einstein, al contrario, essendo basata sul postulato che la velocità della luce resta costante rispetto all'osservatore, a qualsiasi velocità questo si sposti, implica la validità dell'equazione:
C+V=C (2)..."
Pag 13
"Ora tutti possono constatare che l'espressione (2) è una falsa egualianza, poichè è impossibile che la somma di due quantità diverse da zero, sia eguale ad una sola di esse, L'equazione (2) è quindi in contrasto con l'algebra, e, sostituendo alle lettere i valori numerici delle velocità considerate, essa risulta in contrasto anche con l'aritmetica elementare. ..." ".. si vede che essa è in contrasto con la cinematica classica...." "..è in contrasto con la geometria euclidea..."
"Mentre qualsiasi studente osasse sostenere la validità dell'equazione (2) verrebe inesorabilmente bocciato dai suoi professori, Einstein invece è stato portato al sommo della gloria per averla ideata. In verità poiche il principio della costanza della velocità della luce, implica la validità dell'equazione (2), la quale è in netto contrasto con la cinematica classica e con tutte le brache della matematica, tale principio avrebbe dovuto essere abbandonato. Einstein invece, credendo erroneamente che esso fosse l'unico modo di spiegare l'esito dello esperimento Michelson, lo impose come postulato, e, per eliminare i gravi contrasti che implicava, sostituì la relatività di Galileo con una anti-relatività da lui ideata e sostituì la geometria classica con una geometria spazio-temporale a 4 dimensioni in contrasto con quella di Euclide, in modo che queste nuove discipline di calcolo tensoriale errate che, come ho dimostrato nelle mie pubblicazioni, derivano dal postulato in parola."
A pag. 26:
"Molti fenomeni sono stati così svelati. Così ad esempio quello dell'energia atomica. E' noto che gli epigoni di Einstein, quando vogliono magnificarlo, scrivono la famosa equazione dell'equivalenza tra materia ed energia:
E=mC² (3)
Che ha dato luogo all'invenzione della bomba atomica.
Con ciò si vuole proclamare le seguenti asserzioni: 1) che tale equazione è derivabiel solo dalla sua pseudo-relatività; 2) che questa resta comprovata sperimentalmente dalla potenza sviluppata da quell'arma infernale di distruzione apocalittica; 3) che la materia immobile può trasformarsi in energia E; 4) che tale energia è priva di massa materiale.
Verifichiamo se sono attendibili queste 4 asserzioni.
Anzitutto se la materia, avente massa (m), fosse immobile, la sua velocità risulterebbe nulla, cioè C=0, e sostituendo tale valore nella (3), avremmo E=0, cioè l'energia serebbe nulla.
Se poi l'energia non avesse massa materiale, sarebbe m=0 e sostituendo questo valore nella (3) avremmo ancora E=0.
Perchè vi sia energia ocorre dunque che essa abbia una massa materiale e questa sia in movimento, e ciò in netto contrasto con la 3° e la 4° asserzione sopra specificate.
A questa conclusione si arriva anche considerando che qualsiasi qualità di energia, come ho dimostrato, ha per corrispondente nel mondo fisico oggettivo solamente energia cinetica E la quale è equivalente al prodotto di una massa (m) per il semiquadrato della sua velocità V, cioè:
E=1/2mV² (4)..."
Ed ecco che a Pag 27 parla che in base alla sua teoria i nuclei atomici hanno una velocita superiore a quella della luce quidi sarebbe molto facile capire che un neutrino possa superarla.
"...Perciò sorge legittimo il pensiero che la famosa equazione (3) debba essere dedotta da concezioni ben differenti da quelle della pseudo-relatività.
vediamo se essa può essere dedotta dalla mia teoria. Da questa, come ho accennato, risulta che il nucleo atomico è un vortice di spazio fluido che trascina in rivoluzione attorno al suo centro le sue particelle costituenti (nucleoni) ad una velocità V che è √2 volte superiore a quella della luce C, cioè:
V=√2C (5)
L'energia cinetica E di tali particelle di massa (m) si ha quindi immediatamente sostituendo nell'equazione (4) il valore della velocità V espresso dal secondo membro della (5), cioè:
E=1/2m(√2C)²=mC² (6)
Poichè questa espressione si identifica perfettamente con la (3), resta dimostrato che la famosa equazione dell'equivalenza tra materia ed energia si può ricavare anche dalla mia teoria applicando la formula della forza viva che Leibniz trovò sin dal 1700, senza bisogno di ricorrere alla teoria di Einstein, che oltre a rendere incomprensibile il significato dell'equazione in parola, è in contrasto con la relatività di Galileo, con la geometria di Euclide e con tutti gli altri rami classici della matematica.
Resta così smentita anche l'attendibilità della 1° asserzione sopra citata.
Che i nucleoni abbiano veramente la velocità di rivoluzione espressa dalla (5) è comprovato sperimentalmente dal fatto che dalla bomba atomica esce proprio l'energia espressa dalla (6); ed è comprovato anche dal fatto che conoscendo il raggio di un nucleo radioattivo ed il numero di giri che i nucleoni compiono intorno ad esso, che è pari alla frequenza dei raggi gamma emmessi, ho potuto calcolare che la velocità periferica dei nucleoni stessi risulta proprio quella espressa dalla (5)"
E c'era nel libro la parte di unificare tutte le scienze, ma adesso non la trovo. è un libro di 50 anni fa!
V=√2C (5)
Giusto.
da ciò che ho intuito io dalle mie ricerche (para-scientifiche), ogni atomo è contemporaneamente un buco nero ed un buco bianco, un wormhole a doppio senso collegato direttamente con il campo (etere) con cui scambia energia e materia a velocità superluminari.
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Bellissima spiegazione; tecnica, ma non troppo difficile da seguire.
Grande Rino... ho sempre sognato essere un astronauta che schiva scoregge spaziali (^.^)
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Ups... la scoreggia l'avevo fatta io per accelerare O.O