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Il problema del profitto

Attualmente vi è una grande quantità di critiche pubbliche riguardo gli “abusi” all’interno del sistema finanziario. Derivati tossici, bonus milionari per i CEO (chief executive officier), schemi piramidali alla Madoff, frodi di Goldman Sachs etc... Questi fatti che si ripetono costantemente sono considerati come “anomalie” all’interno del sistema finanziario contemporaneo, e così vengono catapultati nelle prime pagine dei quotidiani, come se dovessimo rimanere sorpresi o shoccati di fronte a questo genere di avvenimenti. Ciò che non si legge sulle prime pagine dei giornali in riferimento a questi ”disastri”, sono quei meccanismi che per principio sono altrettanto dannosi, ma, vengono in questo caso accettati come “normali” a guisa di “strategia di marketing” e di “natura competitiva” del mercato economico. Questi, includono varie forme di disonestà, dal nascondere deliberatamente l’efficienza di un dato bene con lo scopo di ridurre il suo “costo di base”, alla tendenza protezionista di ogni azienda nel mantenere la propria posizione dominante, incurante della sua funzione sociale o come l’avvento di innovazioni che potrebbero inibire la logica del profitto.

È importante sottolineare che le motivazioni e quindi le azioni di qualunque essere umano all’interno della società possono essere solamente una diretta conseguenza dell’influenza di questa stessa società sulle persone. Rubare, per esempio, non è un carattere genetico. È il prodotto di una cultura. L’impulso che spinge all’azione è complesso e lo studio del comportamento umano dovrebbe essere la base della criminologia, insieme agli elementi rilevanti del sistema sociale considerati come possibile causa. Non è una scoperta della psicologia umana, e a seguire della sociologia, che, se un certo atto non viene ricompensato adeguatamente, allora ci sarà scarsa motivazione a svolgere tale azione. Nello stesso modo, se un guadagno/ricompensa personale può essere ottenuto attraverso ciò che la società condanna addirittura come un “atto illegale”, questa distinzione in realtà non cambia nulla se vi è un livello di disperazione tale nella persona da richiedere quell’azione, qualsiasi essa sia.

Ora, storicamente, il pubblico da per scontato che certe azioni sono “morali” e altre non lo sono. Mentire, per esempio, è considerato “immorale” sia dal diritto ecclesiastico che dal diritto civile... ma a che cosa si riferiscono esattamente? Quando, la menzogna varca la soglia del reale, e la riconosciamo come tale? Fatto sta che ogni singola azione che porta ad un guadagno monetario è basata su una forma di disonestà ... solamente che questa disonestà è semplicemente ridefinita come “competitiva”. Nel mondo degli affari tutto è guidato dal vantaggio che si ottiene a scapito della controparte. Il "vantaggio competitivo" non è niente di più che un conflitto latente in cui aziende concorrenti cercano di "farsi fuori" l’un l’altra in qualsiasi modo possibile per accaparrarsi una quota di mercato. Il vero atto teso a ricercare un vantaggio a scapito del prossimo, è quello che mira a danneggiare la persona o un intero gruppo di persone. Indipendentemente da questa visione delle cose, il nostro sistema sociale considera in modo blando le azioni che ottengono “vantaggi competitivi”, mentre reagisce applicando severe pratiche punitive, verso ciò che il sistema definisce “comportamenti socialmente offensivi” (o crimini), di fatto trascurando la maggior parte delle azioni “criminali”, limitandosi a sorvegliare le altre forme “tollerate” di disonestà presenti nella società.

Per inciso, eliminare il comportamento umano “offensivo” è obbligatoriamente frutto di una rettifica del sistema sociale. Non esiste qualcosa come un “criminale”, tutti noi siamo prodotti, e quindi vittime, della cultura in cui siamo nati.

Ora, prima di cominciare, c’è ancora una cosa che mi preme evidenziare con cautela - criticare l’attuale sistema finanziario, e quindi la questione del profitto, non significa automaticamente che la persona che presenta questa sfida sia un “marxista” o un “comunista”. Sì, l’espressione precedente farà probabilmente sorridere coloro che sono abituati a pensare criticamente... ma tristemente, ho bisogno di evidenziarlo, visto che possiamo stare sicuri che gran parte delle persone che leggono questo articolo cercherà semplicemente di trovare un modo per ridurlo a “sciocchezza marxista” - uno sciagurato slogan capitalista che mi ha parecchio annoiato. Una delle più grandi forme di censura, consiste nell’imporre alle associazioni critiche dell’ordine stabilito, definizioni come “smentite”, “screditate” o simili. È una tattica di propaganda vecchia di millenni che fa di un’associazione, una realtà scomoda, sconveniente e controversa, con lo scopo di far deragliare il pensiero critico su uno specifico tema considerato come tabù. Come la religione, il sistema monetario e la “teologia” del “libero mercato” non fanno eccezione. I sommi sacerdoti del nostro attuale modello economico, naturalmente, si presentano sotto forma di “economisti monetari” che lavorano in un campo che è dimostrato essere completamente avulso da ogni seppur minima base scientifica naturale rispetto a ciò che sostiene effettivamente la vita umana su questo pianeta - che sono invece le risorse naturali e il metodo scientifico. L’unico modello economico che ha la possibilità di successo in ogni civiltà, deve esplicitamente essere basato sulla gestione e la conservazione delle risorse. Il sistema di mercato, di cui tutti proviamo quotidianamente gli effetti, è al riguardo in totale fallimento, provoca effetti inversi rispetto alle risorse naturali e intellettuali, perpetuando e conseguendo lo sfruttamento, l’inquinamento e le nevrosi psicologiche.

Elenchiamo sei proprietà problematiche del sistema di mercato:

1) Un Sistema Incentivante “Contro-Produttivo”. Viene spesso affermato che il mercato competitivo crea l’incentivo di agire per il bene, in vista del progresso sociale. Anche se questo è in parte vero, produce anche un’altrettanta se non più pronunciata quantità di disastri sotto forma di obsolescenza programmata, criminalità diffusa, guerre, frodi finanziarie su larga scala, lavoro in schiavitù e molti altri problemi. Più del 90% delle persone detenute nelle prigioni si trova lì per crimini connessi al sistema monetario, o per reati non violenti inerenti all’uso e lo spaccio di droghe. La maggior parte delle legislazioni riflettono un contesto basato sul sistema monetario. Inoltre, se uno esamina criticamente le biografie e il modo di pensare dei più grandi scienziati ed inventori del nostro tempo, come Nicola Tesla, Albert Einstein, Alexander Graham Bell, i fratelli Wright e molti altri - si può constatare che non hanno trovato la motivazione delle loro conquiste nella prospettiva di un guadagno monetario. L’interesse a fare soldi non deve essere confuso con l’interesse nel creare prodotti e opere di utilità sociale.

In una società sostenibile, i motivi per l’agire dell’uomo dovrebbero essere dati dai contributi a favore della società stessa - non astrattamente dal “fare soldi”. Il sistema dovrebbe essere progettato per soddisfare direttamente e nel migliore dei modi i bisogni della popolazione. Sì, è proprio questo il pericoloso avvenimento di cui si sente tanto parlare, collegato all’immagine del sangue che sommerge il pianeta Terra, indicato come “socialismo”. Dio ce ne scampi dalla società che potrebbe essere davvero ‘progettata’ per fare il bene delle persone che vivono all’interno di essa. Il punto fondamentale è che l’incentivo al profitto e, quindi, il nostro sistema orientato sulla competizione è interamente un’ “antisocietà”. Si tratta di distruzione pura. L’intero interesse di un’organizzazione sociale è di favorire e conseguire il benessere dei suoi cittadini. Nella società d’oggi è vero l’esatto contrario. Alla gente è stato detto che deve “guadagnarsi da vivere”, perpetrando in tal modo una forma di superstizione secondo la quale solo certe persone meritano il “diritto di vita” e altre no.

2) La necessità di una crescita infinita. L’infinita crescita economica è non solo insostenibile, ma anche ecologicamente deleteria. Mentre si può discutere la natura teorica del “capitalismo” e sul come “dovrebbe” funzionare, storicamente una cosa è chiara - esso perpetra/richiede crescita costante e spreco. Il Sistema di Mercato non si fonda sulla gestione intelligente delle nostre per lo più limitate risorse planetarie, ma sulla loro continua estrazione e utilizzazione per motivi di profitto e di “crescita economica”. Al fine di mantenere i posti di lavoro, le persone sono obbligate a comprare e consumare all’infinito, a prescindere dallo stato di cose all'interno dell'ambiente e spesso anche a prescindere dall’utilità dei singoli prodotti e dalle necessità primarie della popolazione. Questo è l’assoluto contrario di ciò che richiederebbe una pratica ambientale sostenibile, che ha al contrario, come suo fine, la salvaguardia strategica e lungimirante, nonché l’uso efficiente delle risorse planetarie.

In una società sostenibile, un’economia a “steady-state” ( equilibrio costante) sarebbe perfetta. Ciò significa non avere nessun invito insistente a consumare, considerato che il lavoro non sarebbe più preso all’interno del circolo vizioso produzione-consumo-spreco. Siccome è molto difficile per la maggior parte delle persone d’oggi immaginare un mondo che non imponga il bisogno di “lavorare per un reddito”, c’è bisogno di evidenziare che la richiesta costante di fatica umana non fa altro che danneggiare il sistema odierno, specialmente alla luce della sempre maggiore efficienza nell’automatizzazione del lavoro, ormai dominante in tutte le nazioni sviluppate.

3) Un complesso industriale disunito ed inefficiente che sciupa tremende quantità di energia e di risorse. Nel mondo d’oggi, con l’avvento della Globalizzazione, invece di mantenere e sviluppare le aziende produttive in loco, è ritenuto più redditizio delocalizzare la produzione nei paesi sottosviluppati, mentre la mano d’opera in esubero di questi paesi viene utilizzata nei paesi avanzati per i lavori più umili. Si importano banane dall’Ecuador per gli Stati Uniti, acqua imbottigliata dal Monte Fuji (Giappone), mentre le aziende occidentali vanno in paesi del terzo mondo per sfruttare la manodopera a basso costo, ecc. Allo stesso modo, il processo di estrazione, la produzione di componenti, il montaggio, la distribuzione di un dato bene possono attraversare più paesi prima di completarsi nel prodotto finale, semplicemente per motivi di costi di lavorazione e produzione e dei costi relativi alle materie prime. Ciò è estremamente inefficiente ed é giustificabile solamente all’interno della logica di mercato, interessata esclusivamente alla “riduzione dei costi”.

In una società sostenibile, ci si concentra sulla massima efficienza. Le fasi della produzione non sono disperse, ma più unificate e fluide possibili, dove gli elementi sono sottoposti a movimenti minimi, risparmiando in questo modo enormi quantità di lavoro e di energia rispetto ai vetusti metodi odierni. Il cibo viene coltivato localmente ovunque sia possibile (che è il più delle volte, è garantito dalla flessibilità dell’odierna tecnologia agricola al chiuso (indoor)) mentre tutta l’estrazione, produzione e distribuzione viene organizzata razionalmente per usare quanto meno lavoro/trasporto/spazio possibile, producendo i *migliori beni possibili. (* vedi di seguito) In altre parole, il sistema è pianificato e progettato per massimizzare l’efficienza e minimizzare gli sprechi.

4) Una propensione per le “Istituzioni”. Molto semplicemente, il sistema economico/finanziario costituito ha una tendenza innata nell’impedire la realizzazione di innovazioni socialmente positive, se vi è una previsione di perdita di quota di mercato, di profitto e quindi potere. È importante considerare la natura fondamentale di un’impresa e il suo inerente bisogno di autoperpetrazione. Se una persona avvia un’impresa, assume dipendenti, crea un mercato e diventa redditizia, ciò che viene creato quindi è, in parte, il mezzo per la sopravvivenza di un gruppo di persone. Dal momento che ogni persona in quel gruppo diventa in genere dipendente da questo sistema che genera introiti, laddove qualcosa minaccia il meccanismo che regola i flussi finanziari, e di conseguenza minaccia il benessere del gruppo/singolo, si crea una naturale tendenza protezionistica. Questo è il tessuto della mentalità di “competizione”. Mentre la gente pensa alla concorrenza del libero mercato come ad una battaglia tra due o più imprese in un dato settore industriale, spesso la stessa gente perde di vista un altro punto - cioè la competizione contro le innovazioni che li renderebbero definitivamente obsoleti. Il miglior modo per approfondire questo punto, è quello di dare un semplice esempio, come la collusione tra il governo statunitense e la ‘Big Oil’ per limitare l’espansione dei veicoli totalmente elettrici (EV) negli Stati Uniti. Questo problema è stato ben presentato nel documentario chiamato “Chi ha ucciso l’auto elettrica?”. La morale è che la necessità di preservare un ordine stabilito con il fine del benessere solo per coloro che hanno il ruolo di pagare, porta ad una tendenza intrinseca di soffocamento del progresso. Una nuova tecnologia che può rendere obsoleta una precedente dovrà scontrarsi con la resistenza a meno che non vi sia una maniera per il mercato di assorbirla in modo lento, permettendo una transizione per le imprese (per esempio, la perpetuazione delle auto “ibride” negli Stati Uniti, in contrapposizione a quelle completamente elettriche che potrebbero esistere già ora, in abbondanza). Ci sono anche grandi quantità di prove che la Food and Drug Administration (Agenzia americana per gli Alimenti e i Medicinali) si è impegnata in favoritismi/collusioni con le società farmaceutiche per limitare/fermare la disponibilità di farmaci avanzati che invalidano quelli esistenti/redditizi.

In una società sostenibile non c’è niente che trattiene lo sviluppo e la realizzazione di qualsiasi cosa, una volta che è stata testata accuratamente. Non potrebbero esistere “Istituzioni Costituite” una volta per tutte. Sarebbero immediatamente realizzati nuovi metodi nella società, senza alcuna istituzione monetaria per contrastare il cambiamento a causa della sua natura completamente volta all’autoconservazione.

5) Un’obsolescenza intrinseca che crea prodotti di qualità inferiore, proprio grazie al bisogno di rimanere “competitivi”. Questo attributo della produzione poco riconosciuto è un altro esempio degli sprechi che crea il sistema di mercato. È già abbastanza grave che più aziende replichino costantemente i loro prodotti nel tentativo di rendere le variazioni di ognuna più interessanti per il fine del consumo pubblico, ma una realtà più dispendiosa è, che a causa della situazione di concorrenza del sistema, è una certezza matematica che ogni bene prodotto è immediatamente inferiore non appena viene creato, per via del fatto che è necessario tagliare i costi iniziali di produzione e quindi rimanere “competitivi” nei confronti di un’altra azienda... che fa le stesse cose per le stesse ragioni. Il vecchio adagio del libero mercato dove i produttori “creano i migliori beni possibili ai prezzi più bassi possibile” è una realtà inutilmente dispendiosa e dannosamente fuorviante, quindi è impossibile per un’azienda utilizzare il materiale o il processo più efficiente nella produzione di qualsiasi cosa, siccome sarebbe troppo dispendioso per mantenere un costo di base concorrenziale. Loro, molto semplicemente, non possono fisicamente porre in atto lo “strategicamente migliore”, è matematicamente impossibile. Se lo facessero, nessuno potrebbe comprare il tal bene perché sarebbe inacessibile a causa dei valori insiti nei metodi e nei materiali di più alta qualità. Ricordate, la gente compra ciò che può permettersi. Ogni persona su questo pianeta è dotata di un limite di accessibilità nel sistema monetario, ciò genera un circolo vizioso che toglie dal mercato sempre nuovi consumatori, di fatto rifiutandoli tramite una produzione inferiore, per soddisfare una domanda inferiore.

In una società sostenibile, i beni sono creati per durare, con la diffusione e il miglioramento di taluni beni costruiti direttamente in fase di progettazione, e al tempo stesso un riciclo strategicamente accessibile, limita gli sprechi. Noterete che il termine “strategicamente migliore” è stato usato nel paragrafo precedente. Questa proprietà significa che i beni sono stati creati nel rispetto dello stato delle risorse planetarie, con le materie prime di alta qualità basata su un’equazione che tenga atto di tutte le condizioni del caso, i tassi di esaurimento e i possibili effetti negativi e simili. In altre parole, non useremmo il TITANIO per inscatolare ogni singolo computer solo perché empiricamente potrebbe essere il materiale “più resistente” per quel lavoro. Questa pratica potrebbe portare all’esaurimento. Piuttosto, ci sarebbe un gradiente di qualità dei materiali che sarà accessibile attraverso l’analisi, ancora una volta, delle condizioni rilevanti, come le risorse comparabili, tassi di obsolescenza naturale per un dato articolo, statistica dell’utilizzo nella comunità ecc. Queste proprietà e relazioni possono essere accessibili attraverso la programmazione, con il calcolo della soluzione strategicamente più valida e il risultato in tempo reale.

6) Il sistema di mercato è in parte spinto dalla scarsità. Quanto minore è la disponibilità di un qualcosa, tanti più soldi si possono fare a breve termine. Questo stabilisce una propensione per le aziende a limitare la disponibilità, e quindi negare l'abbondanza della produzione. Creare l’abbondanza è semplicemente contro la natura stessa di ciò che spinge la domanda. È stato documentato che in passato la Kimberly Diamonds Mines in Africa ha bruciato diamanti con il fine di mantenere i prezzi alti. I diamanti sono risorse rare che richiedono miliardi di anni per essere creati. Questo non è altro che problematico. Il mondo in cui viviamo dovrebbe basarsi sull’interesse di generare abbondanza per i popoli, insieme alla conservazione strategica e ai metodi razionali per consentire tale abbondanza. Questa è la ragione principale per cui, essendo nel 2010, ci sono oltre un miliardo di persone sul pianeta che soffrono la fame. Non ha nulla a che fare con l’incapacità di produrre cibo, ma è come ogni cosa che ha a che fare con il bisogno intrinseco di creare/mantenere la scarsità per ragioni di profitto a breve termine. L’Abbondanza, l’Efficienza e la Sostenibilità sono, molto semplicemente, nemici del profitto. Questo può essere applicato anche alla qualità dei beni. L’idea di creare qualcosa di durevole, diciamo per tutta la vita con poche riparazioni, è un’anatema per il sistema di mercato, perché riduce i tassi di consumo, il che rallenta la crescita e crea ripercussioni sistemiche (come la perdita di lavoro ecc.). Il carattere di scarsità del sistema di mercato non è altro che dannoso per queste ragioni, per non parlare del fatto che non svolge nemmeno il ruolo di un’efficiente conservazione delle risorse, come spesso viene sostenuto. Fin tanto che l’offerta e la domanda impongono che minore è la disponibilità di un qualcosa, tanto più sarà valutato, e quindi, l’aumento del valore limiterà il consumo, riducendo la possibilità di “esaurimento” --- l’incentivo a creare scarsità, unitamente alla ricompensa a breve termine che deriva dai prezzi basati sulla scarsità stessa, annulla l’idea che questo perverso meccanismo possa permettere una conservazione strategica. Probabilmente non esauriremo mai il petrolio nel sistema di mercato odierno. Piuttosto i prezzi saliranno talmente tanto che nessuno potrà permetterselo, mentre quelle società che possiedono il restante olio faranno un mucchio di soldi sulle spalle della scarsità, incuranti delle conseguenze sociali a lungo termine. In altre parole, le scarse risorse rimanenti, aventi un valore economico talmente alto che limita il loro consumo, non è da confondere con la conservazione che è funzionale e strategica. La vera conservazione, che deve essere strategica, può venire solo dalla diretta gestione della risorsa in questione, considerando le più efficienti applicazioni della risorsa nell’industria stessa, non arbitrariamente, tra rapporti di prezzi di facciata e una mancanza di allocazioni razionali.

Peter Joseph

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daimon
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fallimenti bancari a rotta di collo in USA

Vorrei portarvi l'esempio di come si leggono le notizie alla luce dell'articolo di Peter sul problema del profitto e degli effetti invisibili ma altrettanto nefasti per l'economia rispetto a quelli visibili che i media ci fanno conoscere. Forse non tutti sanno che in USA ci sono 10 banche chiamate "amorevolmente" too-big-to-fail, significa cioè che sono troppo grandi per fallire, infatti sono le prime 10 banche in termini di assets come ad esempio J.P. Morgan, Goldman Sachs, Bank of America ecc. Poi ci sono tutte le altre che al confronto sono chiamata "banchette", queste invece possono fallire, eccome se possono, leggete questi semplici dati.
Il 31 marzo 2010 il rosso era di circa 20 miliardi di dollari: mal che vada basterà che si aumenti ancora un poco il debito made in USA da 13.000.000.000.000 di dollari....che problema c'è?
La FDIC ha previsto che il costo dei fallimenti delle "banchette americane" tra il 2010 ed il 2014 potrebbe ammontare a 60 miliardi.

Ecco la lista aggiornata delle banche fallite in USA che hanno richiesto l'intervento del FDIC, il fondo di garanzia americano dei correntisti - http://www.fdic.gov/bank/individual/failed/banklist.html
Dal 2000 al 2007 sono "saltate" 27 banche USA
Nel solo 2008 ne sono "saltate" 25
Nel 2009, ne sono "saltate" 140.
Nel 2010, ne sono "saltate" 103.
Negli ultimi 30 mesi di Crisi le banche "saltate" sono 268.
Uno quando legge queste cifre salta dalla sedia e dice, incredibile qua sta saltando tutto il sistema bancario. Invece questo è solo quello che ci fanno vedere, per impressionarci, per far vedere che sono trasparenti di fronte ai problemi del sistema finanziario; quello che invece rimane invisibile, preso com'è nel grigio quotidiano, è che le 10 Big Banks sono ormai degli stati nello stato, mantengono le proprie posizioni dominanti a livello di potere economico-finanziario e sempre più si istituzionalizzano fino a diventare veri e propri organismi sovrani fuori da ogni legge di mercato, in quanto loro sono i sovrani-stati che formano un nuvo continente sul pianeta. Non più i 5 ma ora i 6 continenti.

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