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Mettere in luce Il metodo scientifico

Non ho mai pensato che sarebbe potuto accadere a me! So che suona banale, ma davvero... non ci credevo! Ero già giunta alla conclusione che il tasso del crimine viene semplicemente gonfiato dai mass media, tuttavia il caso è passato a farmi una visita. È una semplice rinfrescata generale sulla natura della vita e sul fatto che, prima o poi, proverai qualcosa di così lontano dalle tue normali aspettative che non ti resterà altro che rilassarti e stare a vedere come tutto iò influisca di te.

La mia giornata è iniziata particolarmente bene ieri, quando sono uscita di casa in uno dei primi giorni primaverili a Houston, in Texas. Quando cambiano le stagioni, qui l’aria assume una qualità particolare, e si può percepire una carica extra nella nuova vita della natura.

Mi sono avvicinata alla mia auto, l’ho aperta, sono salita a bordo e mentre lanciavo il mio borsellino sul sedile del passeggero, ho notato una ‘cosa’ di forma rettangolare sul cruscotto. Non avendo alcun riferimento mentale per quella ‘cosa’, la mia mente non è riuscita a definirla. Mi sono seduta in uno stato confusionale, e ho visto che anche il mio cruscotto appariva strano. Non aveva il solito aspetto... in realtà stavo osservando consapevolmente quei pochi secondi di intervallo di tempo. Fino a quel momento nel 100% dei casi in cui ero salita in macchina, avevo sempre osservato gli stessi interni. Ora avevo a che fare con un’eccezione alla regola che la mia mente aveva creato, secondo la quale “ogni volta che entro nella mia macchina, vedo la stessa scena”. Avere una scena diversa davanti ai miei occhi era, be’, piuttosto istruttivo.

L’esperienza di misurare questo intervallo di tempo mi accadeva perché la mia osservazione non era giunta immediatamente ad una conclusione nota, così che le sinapsi nel mio cervello, cercando nelle mie banche dati, hanno collegato insieme alcuni tipi di correlazioni che hanno fornito un nuovo tipo di calcolo. La mia conclusione, dopo non essere riuscita letteralmente a riconoscere ciò che stavo guardando, era “Oh, wow, le mie bocchette dell’aria condizionata sono state strappate via, e il mio stereo è fuori di qualche centimetro rispetto al solito... qualcuno deve aver provato a rubarlo!” Qualcuno aveva provato a scassinarmi lo stereo. “Provato” in questo caso è la parola più adatta, perché era ovviamente opera di un dilettante.

Avevo imparato negli ultimi anni a non farmi prendere dal panico, in parte grazie alla “Guida galattica per autostoppisti”, un sacco di pratica di meditazione e auto-moderazione, così sono stata effettivamente capace di osservare l’evento da una prospettiva in terza persona, invece di entrare subito in uno stato di shock. Ciò che ho imparato da questa esperienza affascinante, ha posto le basi per questo articolo sull’esplorazione del regno della scienza come metodo che gli umani utilizzano intrinsecamente per conoscere il mondo che li circonda, e sul loro posto al suo interno. Si, questo metodo è decisamente emergente, come presto vedrete.

In breve, chiunque utilizza il metodo scientifico tutti i giorni, tutto il tempo. Questo è semplicemente il processo grazie al quale immagazziniamo dati dall’ambiente attraverso i nostri sensi, creiamo banche di riferimento nel nostro cervello e poi usiamo qualsiasi capacità di pensiero critico che abbiamo appreso dagli altri esseri umani per rielaborare e collegare questi dati, e, ovviamente, trarne delle conclusioni. Così, tutti sono degli scienziati! Si, persino quelli fra voi a cui non piace la scuola, lo utilizzano, accettatelo. La maggior parte delle persone non percorre coscientemente tutti i passaggi del metodo scientifico per prendere le decisioni nelle loro vite. Comunque, il metodo è semplicemente la descrizione di questo processo che accade naturalmente e istantaneamente per chiunque, dopo un certo punto nello sviluppo dell’infanzia. Detta più semplicemente, l’ambiente ci modella fornendo il tipo di informazioni a cui ci si espone ed è davvero importante notare i processi che si utilizzano per prendere decisioni basandosi sui dati da ottenuti. Questi processi decisionali si apprendono anche dall’interazione e dall’osservazione dei processi delle altre persone. Emuliamo chi ci circonda durante l’apprendimento, impariamo dalle azioni altrui. Questo si può notare quando due bambini stanno giocando assieme, è molto probabile che assumeranno ruoli che emulano gli adulti che li circondano. Uno farà finta di fumare la sigaretta come fa sua madre, l’altro cercherà di parlare come il padre. Una volta la nostra professoressa di scienze politiche del college ci diede una lezione di pensiero logico. Ci raccontò varie storie dei tentativi di sua madre per proteggerla dai pericoli fisici. Sua mamma era solita dirle cose del tipo “Non toccare la presa della corrente! Se no salteranno fuori dei topi e ti mangeranno gli occhi!”. Certo, probabilmente nessuno ha mai vissuto una cosa del genere, ma in questo tentativo di controllare il comportamento della mia professoressa quand’era bambina, sua madre le aveva dato inconsciamente una lezione di logica. La professoressa spiegò alla classa come impiegò anni a capire come pensare razionalmente, e a riallenarsi nel rispondere a certe situazioni senza cascare nella paura cieca dell’irrazionale e dello sconosciuto. Concluse il suo ragionamento dicendo: “Per favore insegnate ai vostri figli la logica, lasciateli conoscere la verità, perché concentrarsi soltanto nel proteggerli li porterà a essere ignoranti.” Non dimenticherò mai quel discorso.
Un altro argomento valido è che se non conosciamo perché e come la gente agisce diversamente in luoghi diversi, il nostro assortimento di dati resta piuttosto limitato, perciò non abbiamo l’opportunità di permettere a quelle informazioni di prender parte nel nostro processo decisionale. L’ignoranza non ci avvantaggia in un mondo dove sta rapidamente diventando evidente che il globo è davvero così tanto interconnesso su più livelli, ecologicamente e non solo. Quando presentai questi concetti all’evento ZDAY 2010, uno spettatore disse con un aspetto sorpreso: ”E’ un modo interessante di vederla, non l’avevo mai pensata in questi termini”. Infatti posso dire con una certa sicurezza che nessuna persona passa la propria giornata usando consciamente il metodo scientifico. Potete immaginare come sarebbe! “Ora che ho formulato l’ipotesi per cui ‘neccessito di 200 grammi di acqua per soddisfare le mie necessità biologiche’ per rispondere alla domanda perché sono assetata? Sapendo che la mia ricerca in materia produce enormi fonti di dati, in quanto hanno già avuto luogo studi riguardo all’acqua come elemento chiave per il funzionamento degli organismi biologici. Allora sì, eseguirò l’esperimento di bere 200 grammi di acqua e registrerò i risultati dell’esperimento ogni due minuti per decidere se la mia sete si sarà attenuata come teorizzato...”
Come potete vedere, l’uso cosciente di questo processo in ogni momento non è il modo più utile per usare il metodo, ergo la natura emergente della metodologia stessa. Ogni volta che bevete un bicchiere d’acqua e non avete più sete, rafforzate questa conclusione senza doverci pensare coscientemente. Wow -- no?!
Le fasi in sé sono semplici in realtà. Fase uno: “Fai Una Domanda”. Mmm, fatto e rifatto. Non è ciò che facciamo sempre e comunque come umani? La fase due è: “Recupera le ricerche pertienti”. OK, questo è il punto principale per quel che mi riguarda, quello che ci sfugge. La gente tende a saltare o a scivolare su questo punto abbastanza frequentemente, persino nelle comunità scientifiche dove il metodo scientifico è conosciuto e rispettato. Avvertimento per l’ego: Non sai già tutto soltanto perché hai frequentato alcune lezioni! Fase tre: “Costruisci un’opotesi”. Abbastanza facile, perché hai già fatto ricerca sul tuo argomento, per cui dovresti avere un’abbondanza di idee diverse su come rispondere alla tua domanda. Scegli quella con più ricerca alle spalle per inziare. Fase quattro: “Testa le tue ipotesi con un esperimento”. Ma dai! Come fai a sapere se le risposte sono corrette se non le verifichi mai? E più le condizioni sono prossime al mondo reale, meglio è; gli esperimenti non avvengono soltanto in laboratorio, quella è in realtà l’eccezione. Fase cinque: “Analizza i tuoi dati ed estrapola una (delle) conclusione(i). OK, quindi hai eseguito il test, le prove possono dirti se hai sbagliato o meno? E, infine, fase sei: “Comunica i tuoi risultati. Parlane con altre persone, anche se il tuo esperimento ha confermato che le tue ipotetiche risposte erano sbagliate. Dai anche agli altri l’opportunità di verificare la tua teoria.

Tutti gli esperimenti sono importanti, perché tagliano fuori o lasciano aperte possibili risposte alle nostre domande. Come diceva Thomas Edison: “Non ho fallito, ho trovato 10,000 modi che non funzionano. Come avrebbe potuto essere un inventore così prolifico se non escludendo così tante alternative, e imparando dai suoi esperimenti falliti? Questo è come funziona realmente il metodo scientifico.”

OK, così ora conosciamo il metodo! Comunque, come facciamo a sapere quanto è vera o reale una conclusione quando ne abbiamo raggiunta una? Come facciamo a sapere se abbiamo analizzato i dati usando la statistica e i metodi migliori? Come facciamo a sapere se per caso non abbiamo avviato i nostri esperimenti con dei pregiudizi intrinsechi che hanno alterato i risultati fin dall’inzio? Esiste un metodo migliore per testare le ipotesi? Come possiamo fidarci delle conclusioni precedenti e dei dati precedentemente ottenuti? Queste sono questioni con le quali gli scienziati hanno a che fare tutti i giorni e sono interessi altrettanto preziosi quando usiamo il metodo scientifico nella vita di tutti i giorni.

Si, intendo proprio interessi preziosi. Queste preoccupazioni possono diffondere intuizioni preziose sulle conclusioni già abbracciate dalla cultura popolare e dalle ideologie dominanti, ma non vengono prese abbastanza in considerazione dalla maggior parte di noi. Queste preoccupazioni sono davvero il nocciolo della questione, dal momento che il metodo è valido solo in relazione alla sua implementazione. Dati imprecisi o limitati = conclusioni imprecise o limitate. È così semplice. Se pensate che il cielo sia blu perché vostro padre vi ha detto che è uno specchio enorme che riflette il blu del mare, e voi non avete mai sentito o cercato di trovare delle informazioni contrarie, questa sarà la vostra conclusione. È molto poetico, è una bella storia, ma è vero?

Per questo dobbiamo verificare i nostri risultati in continuazione. Porre varie domande riguardo ai nostri risultati e sondarli da diverse angolazioni. Dobbiamo essere sicuri che ciò che conosciamo sia affidabile, e quando viene usato, il metodo scientifico permette di muoversi in una direzione di sempre maggior certezza. Che cosa fantastica!

Per concludere, devo dire di essere rimasta certamente contenta di aver provato qualcosa che abbia scosso un po’ di più la mia percezione. Dopo aver spinto le bocchette di ventilazione dentro il cruscotto, scoprii che il mio stereo funzionava ancora! Quindi non c’era nessun danno reale, per quel che mi riguarda.

Ora apprezzo queste esperienze fuori dall’ordinario, perché mi insegnano molto e mi permettono di espandere sempre di più le mie prospettive. Apprendere appieno l’intero spettro della comprensione è uno degli obiettivi principali che mi sono posto nella vita e spero di aver incoraggiato questo anche in voi.

Fate esperienza di vita... più cose farete, più i vostri raccoglitori si riempiranno di dati diversi, più sapremo riguardo all’elaborazione dei dati, e meglio sarà per tutti noi su questo pianeta che condividiamo.

Karen E. Siragusa

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