Fonte
di Jacopo Amistani Guarda, coordinatore Open Source Ecology Italia
La Pirolisi, parola strana.
Cos'è e a cosa serve? Come può aiutarci a ridurre il nostro impatto sull'ambiente e rendere molto più efficenti le nostre fonti di approvvigionamento energetico?
Secondo Wikipedia:
La pirolisi (o piroscissione) è un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore e in completa assenza di un agente ossidante (normalmente ossigeno). In pratica, se si riscalda il materiale in presenza di ossigeno avviene una combustione che genera calore e produce composti gassosi ossidati; effettuando invece lo stesso riscaldamento in condizioni anaerobiche (totale assenza di ossigeno), il materiale subisce la scissione dei legami chimici originari con formazione di molecole più semplici. Il calore fornito nel processo di pirolisi viene quindi utilizzato per scindere i legami chimici, attuando quella che viene definita omolisi termicamente indotta. Tra i principali processi pirolitici sfruttati su larga scala spiccano il cracking industriale e il trattamento termico dei rifiuti. Prima del 1925 la pirolisi del legno costituì la fonte principale di metanolo.
cit:http://it.wikipedia.org/wiki/Pirolisi
È quindi possibile sfruttare in maniera efficiente l’energia stoccata all'interno delle biomasse per permetterci di recuperare il calore e l’energia elettrica necessaria per sopravvivere e ricavarne anche un ingente eccedenza, ma dove si può trovare una stufa di questo tipo e quanto costerebbe produrla? Esistono già modelli facilmente recuperabili sul mercato e funzionanti? Quanto costano?
Questo argomento è egregiamente affrontato da Jacopo Fo in uno dei suoi articoli sul Fatto Quotidiano.
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